Ciclisti contro il governo: «Incompetenti, da voi solo proclami, andate a lezione all’estero…»

Si sarà pure arruffianato i boyscout, di sicuro Renzi si è messo contro i ciclisti. La bocciatura in commissione trasporti dell’emendamento che consentiva ai ciclisti di andare contromano è stata la pietra tombale. Nella nota diffusa dalla Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta, è sintetizzata la delusione dei ciclisti. «Come riconoscere un governo del fare e delle competenze da un governo di soli proclami? Le differenze – scrive Edoardo Galatola, presidente della Fiab – si vedono dai dettagli. È stato detto che il governo ha a cuore sicurezza stradale e diffusione della mobilità ciclistica. La scorsa settimana in commissione trasporti, dove è in discussione il testo della legge delega per le modifiche del Codice della Strada, il presidente Meta ha approvato un emendamento che prevedeva l’eliminazione della norma per la legalizzazione del controsenso ciclabile nelle strade a velocità massima 30 km/h. Argomento sicuramente tecnico, ma importantissimo per la mobilità ciclistica». Ecco, appunto, premette Galatola, «una lettura superficiale, che è la stessa che ha portato senza motivazioni a questa eliminazione, direbbe che i ciclisti sono matti a voler  andare contromano nelle carreggiate dove sfrecciano i veicoli nell’altra direzione. Questo sì sarebbe folle. Ma la richiesta delle associazioni per la tutela e la diffusione della bicicletta è ben diversa da questa estrema semplificazione giornalistica e chiede il controsenso ciclabile dove il traffico e la velocità sono limitati. Trattasi anche di un termine differente (tradotto visivamente è il cartello “eccetto bici” associato al segnale di senso unico nelle zone 30) ed è previsto in tutta l’Europa a ciclabilità evoluta. Dove il provvedimento è stato adottato e monitorato, ad esempio a Bruxelles, è emerso che oltre ad aumentare la ciclabilità, veniva ridotta drasticamente anche l’incidentalità, dimezzata in primis per i ciclisti». In effetti la norma chiesta dalla Fiab, è prevista in molte nazioni europee, dalla Gran Bretagna alla Danimarca, quindi la richiesta non è insensata. Da qui la richiesta al governo di avere spiegazioni «a nome di tutte le Associazioni che hanno a cuore sicurezza stradale e mobilità sostenibile» e «confidiamo in un ravvedimento nel corso dell’iter di approvazione» per «poter avere anche in Italia una norma che riavvicini in tema di mobilità il nostro paese all’Europa». Renzi per ora non se li è proprio filati: del resto, si sa, i boyscout non vanno in bici.