“Ciao, amico mio”: il popolo della destra alla camera ardente per Donato Lamorte

“Ciao Donato”. I manifesti con il volto inconfondibile di Donato Lamorte accompagnano le strade di Roma, quartiere per quartiere. È il saluto di una città – e non solo della nostra comunità umana – a un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla passione politica. “Ciao Donato” è la frase che tutti, amici e conoscenti, dirigenti e attivisti, hanno pronunciato entrando nella camera ardente nella sede della Fondazione di Alleanza nazionale.  Era un suo desiderio, tornare comunque nella sede storica di via della Scrofa, nella “sua” sede, dov’era sempre presente. Fin dalle prime ore del mattino c’è stata una silenziosa processione di parenti, amici e soprattutto di uomini, donne e ragazzi del popolo della destra. I primi ad arrivare la moglie Emma con le figlie Maria Letizia, Patrizia e Donatella con i rispettivi coniugi. La sorella Bettina e la zia Flora. Poi Fabrizio Cicchitto, Gianni Alemanno, Marco Clarke, Ignazio La Russa, Marco Marsilio, Mario Landolfi. E il presidente della Fondazione An Franco Mugnai e il suo vice Francesco Biava. E tutti i suoi collaboratori. «Donato – ha detto Mugnai – è stato un uomo che ha saputo rappresentare la nostra comunità politica, al di là delle scelte che poi ciascuno di noi  ha fatto. Grazie a uomini come lui abbiamo saputo ritrovare le nostre radici comuni. Donato ha rappresentato un elemento di straordinario valore che è riuscito a unificare le varie sensibilità interne della destra. La sua scomparsa rappresenta  una perdita che difficilmente è possibile colmare. La Fondazione ha accolto il suo ultimo desiderio di terminare il  suo percorso  di vita in quella che è sempre stata la sua casa. E lo saluta con un abbraccio profondo. Era un uomo non nostalgico e profondamente calato sulla realtà del suo tempo». A fare il picchetto alla bara i suoi amici dell’Italpol. Ma a porgergli l’ultimo saluto ci sono i volti, le lacrime e la commozione della gente comune, di tutte quelle persone con le quali Donato Lamorte aveva avuto negli anni un rapporto personale. Persone semplici, come lui. Che l’hanno salutato in modo semplice: “Ciao Donato, ciao amico mio”.