Anche le Feste dell’Unità sono sempre più meste… Il Pd ai tortellini preferisce le cene dei grandi elettori

Ma dov’è finito, a sinistra, l’impegno militante? Chiude lo storico giornale di partito, l’Unità. E anche alle tradizionali feste che si fregiano del nome della testata fondata da Antonio Gramsci langue l’entusiasmo. Lo registra nella sua rubrica sul Venerdì di Repubblica Diego Bianchi detto Zoro: “La voce dall’altoparlante della Festa dell’Unità di Roma convoca gli avventori, occasionali e militanti, al momento politico della serata. Destra e sinistra, Bobbio, Gentiloni e Fassina, all’ora di cena, d’estate. Mangiando cacio e pepe mi guardo intorno, ma nessuno reagisce al richiamo, o all’imposizione dell’impegno. L’entusiasmo del 41 per cento, forse, non ha ancora trasformato il corpo elettorale del Pd in un’armata di fondamentalisti pronti a mollare la cena per ridiscutere Bobbio, e questo mi solleva”. Il raduno estivo dei “compagni” si trascina in un clima “sconsolato” e “spento”. Che è accaduto? Che, come scriveva Michele Serra, “non è finito il mondo, ma il nostro mondo sì”. Inutile dire che qualcuno ha ucciso l’Unità, o la sinistra, o la militanza: non ci sono colpevoli “se non il tempo che passa”. Una triste conclusione di una stagione di illusioni finite nel peggior disincanto. Un tempo le Feste dell’Unità servivano per galvanizzare le truppe e per raccogliere fondi per il partito. Ma Renzi “cambia verso”. E ai giornalisti, di ritorno dal Cairo, annuncia in che modo funzionerà il fundraising del futuro per il Pd: cene elettorali all’americana, altro che cacio e pepe ascoltando Fassina o pensando a Bobbio. Contano i grandi elettori, i militanti possono andare a casa.