Adozioni gay, Gasparri: rassegnatevi, non vi consentiremo mai di fare una legge a favore

L’incipit è fulminante. «Solo teste confuse possono legittimare le adozioni gay, andando contro non solo principi giuridici, ma evidenti principi di diritto naturale. L’origine della vita e tutto ciò che ne scaturisce non può essere ignorato nemmeno in caso di adozioni». Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, lancia un avvertimento per nulla criptico a quanti, sull’onda della sentenza del Tribunale dei Minori di Roma che ha legittimato l’adozione di un bimbo da parte di due lesbiche, si stanno fregando le mani convinti che, oramai, il muro è crollato: «Ora vedremo alla prova dei fatti la coerenza di tanti – se la ride Gasparri – e mi auguro, anche la presa di coscienza di chi ha sottovalutato la portata eversiva e disgregatrice di offensive che trovano sostegno anche in ambiti giudiziari».
Quanto alle dichiarazioni di chi è convinto di essere ad un passo da una nuova normativa in materia, il senatore di Forza Italia ricorda che «chi volesse tentare di approvare una legge sulle adozioni gay sappia che è un tentativo inutile. Non essendo possibile in questa materia fare ricorso a decreti, voti di fiducia o contingentamenti, ed essendo necessari solo voti segreti vista la materia, saremmo in grado, in particolare al Senato, di impedire il varo di norme così assurde». Insomma, dice Gasparri, «si mettano l’animo in pace quanti vorrebbero stravolgere la realtà con norme simili. Non ci sarebbe nessuna possibilità di approvare norme eversive. Saremmo non pochi e decisi ad impedirlo, e il contesto ci rende certi del risultato».
Ma non finisce qui. C’è quella «aberrante sentenza» che, secondo il parlamentare azzurro, è «destinata a diventare carta straccia. Con il senatore Malan ed altri parlamentari e cittadini stiamo valutando le iniziative legali possibili».
E sulla vicenda interviene anche Francesco Storace che punta il dito contro «l’egoismo di due donne contrapposto al diritto di un pargolo ad avere un padre e una madre». Un diritto, quello del bambino «seppellito a Roma, in un’aula giudiziaria. Ormai tutto è relativo, basta avere voglia di qualunque cosa e bisogna ottenerla».
Il leader della Destra contesta questa sorta di «fatwa laica» che si leva contro chi si permette di criticare l’adozione fra due gay. In questa maniera anche «il diritto naturale diventa qualcosa di inesistente».