A Termini un racket in mano ai rom. Ogni giorno in 100 tengono in ostaggio la Stazione. Il 40% sono minori

Si conferma un racket in mano ai nomadi quello che tiene in ostaggio la Stazione Termini con elemosine e facchinaggi abusivi, che molto spesso diventano molesti. Lo si evince dai controlli che si stanno realizzando dopo i ripetuti allarmi di cittadini e operatori delle settimane scorse.

Gli operatori delle forze dell’ordine parlano di una competenza esclusiva di alcune famiglie di nomadi, che provengono dalla zona di Aprilia e della Batteria Nomentana. Nell’ultima operazione, realizzata dai Carabinieri in queste ore, si sono registrati un arresto e dieci denunce a piede libero, tutti fra rom. I reati contestati sono i soliti: molestie, impiego di minori nell’accattonaggio, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di fornire le proprie generalità. A finire in manette è stato un romeno di 19 anni, senza fissa dimora, sorpreso a rubare in uno dei negozi del Forum. Anche i dieci denunciati sono tutti romeni. Tra loro anche un ragazzino di 14 anni e un 23enne accusati di molestie, perché si erano appostati vicino alle biglietterie automatiche e infastidivano i passeggeri intenti ad acquistare i biglietti. Impiego di minori nell’accattonaggio è, invece, l’accusa mossa a una romena di 18 anni che stava usando il fratellino più piccolo per impietosire i passanti e chiedere l’elemosina. Secondo gli agenti quotidianamente sono circa 100, di cui il 40% minori vittime di sfruttamento, le persone che ogni giorno raggiungono a Termini per svolgere attività più o meno illecite, dando vita a un business illegale complesso da quantificare, ma per il quale si stimano cifre mensili anche a quattro zeri.