«100 milioni di danno per l’agroalimentare italiano»: Le sanzioni Ue alla Russia ci mettono a rischio

«Un danno da oltre 100 milioni di euro all’anno per il settore agroalimentare italiano. Ed a rischio sono tutte le nostre esportazioni agroalimentari verso la Russia che valgono circa 600 milioni di euro». Parola di Luigi Scordamaglia, vicepresidente di Assocarni e di Federalimentare. Insomma, mentre Obama si compiace delle sanzioni a Putin, noi cominciamo a pagare il conto. Conto piuttosto salato che potrebbe diventare insopportabile per la nostra malmessa economia.  Che le conseguenze della guerra delle sanzioni alla Russia potesse essere letale per la filiera agroalimentare italiana non era un segreto né un’ipotesi remota. Tutti erano ben consapevoli del pericolo reale, concreto, dei divieti all’esportazione verso la Russia dei prodotti alimentari Ue adottate dal Governo russo. Una reazione assai  prevedibile verso le sanzioni applicate dai Paesi dell’Unione Europea negli scorsi giorni. Nella nota di Federalimentare  Scordamaglia sottolinea perciò la necessità di fermare questa escalation. «Le sanzioni – precisa – sono spesso inutili, ma nei confronti della Russia sono addirittura controproducenti. L’Unione Europea dimentica costantemente che siamo noi ad aver bisogno della Russia e non la Russia di noi. Continuare il muro contro muro danneggia innanzitutto noi stessi. Bisogna saper tornare ad uno spirito di dialogo. Europa e Russia sono obbligate ad integrarsi come mercati sempre di più ed adottare misure che ostacolino tale processo è dannoso e giova solo ad economie lontane dal nostro continente che se ne avvantaggiano». Certo è che da parte russa, a più riprese, si è sempre espresso apprezzamento per l’Italia e per la qualità dei suoi prodotti. Ragion per cui i responsabili del settore agroalimentare chiedono alla politica di intervenire con intelligenza e decisione. La Presidenza italiana del semestre Ue potrebbe e dovrebbe  «portare avanti una politica di maggiore dialogo e normalizzazione dei rapporti a differenza dell’approccio spesso sbagliato che in passato anche sulle questioni commerciali ha tenuto la Commissione europea». I tanti produttori alimentari italiani incrociano le dita e sperano in una azione di resipiscenza da parte della politica.