Yara, la perizia fa emergere nuovi dubbi: «I peli sulla ragazza non sono di Bossetti»

«I peli sul corpo di Yara non sono i suoi». La perizia aiuta Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello in cella d’isolamento a Bergamo con l’accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere in un campo di Chignolo d’Isola solo il 26 febbraio 2011. La battaglia del Dna per il delitto di Yara prosegue dunque ancora a colpi di scena.  Infatti, i peli ritrovati sul corpo della ragazzina, come riportano più giornali,  non sarebbero di Massimo Giuseppe Bossetti. Manca la corrispondenza tra il Dna della vittima e del presunto killer. La perizia effettuata dall’Università di Pavia, però, deve essere ancora depositata. Intanto procedono le altri verifiche, in particolare gli investigatori si stanno concentrando sulle tracce rilevate con il luminol sui veicoli usati da Bossetti. All’interno della Volvo V40 e del furgone Iveco Daily i carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche hanno anche trovato peli e capelli, che sono stati a loro volta repertati. Il luminol è stato utilizzato invece di notte, in modo da permettere a questo particolare composto chimico di far emergere delle tracce di sangue che sarebbero impossibile da vedere a occhio nudo. I tecnici dovranno stabilire se quelle macchie siano o meno sangue. E, in caso affermativo, a chi appartengano. A contatto con il ferro contenuto nell’emoglobina, il luminol reagisce assumendo per qualche istante una particolare colorazione bluastra, che può anche essere fotografata. In quello stesso punto può poi essere prelevato il campione da analizzare. L’attenzione è comunque massima in questa fase scientifica delle indagini, anche per evitare di incappare nei cosiddetti “falsi positivi”: può infatti capitare, come per ogni altra reazione chimica, che il luminol possa reagire anche entrando a contatto con particelle che non hanno nulla a che vedere con il sangue.