Via l’anatocismo dal decreto competitività: il governo cede all’opposizione. Meloni: «Vigileremo ancora»

Sono serviti la denuncia su tutti i media possibili, a partire dai social network, un pressing politico incessante e la volontà di non vedersi sconfitti neanche quando sembrava che i giochi fossero fatti. Alla fine, però, il fronte parlamentare contro l’anatocismo, ovvero il pagamento degli interessi sugli interessi bancari, è riuscito a far decadere la norma che lo ripristinava e che era contenuta nel decreto competitività, in esame alle commissioni competenti del Senato. Il via libera del governo alla modifica è arrivato nella notte, dopo che ancora nel pomeriggio di ieri, fra le proposte dei relatori, non vi era traccia dell’abolizione della misura cara a Bankitalia. «Favori ai potenti sulla pelle degli italiani. Che schifo», aveva commentato Giorgia Meloni, la prima a denunciare, insieme a Fratelli d’Italia, il ritorno della capitalizzazione degli interessi. La presidente di FdI ha affidato a Twitter, invece, il primo commento all’abolizione: «Dopo le denunce di FdI-An governo costretto a cancellare l’anatocismo. Speriamo non rispunti fuori come l’ultima volta». L’emendamento con cui è stato fatto decadere porta la firma della Lega, visto che FdI al Senato non è rappresentato. Un successo che il Carroccio ha rivendicato parlando di vittoria sulla «insostenibile arroganza di chi difendeva una norma dannosa per le famiglie e le piccole e media imprese», ma avvertendo a sua volta sul rischio che il governo possa tentare un nuovo colpo di mano. L’esecutivo, infatti, ha difeso l’anatocismo fino all’ultimo, con il viceministro allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti che nel pomeriggio ancora diceva che «il governo difende la norma», suscitando contraccolpi politici all’interno del Pd e fra il Pd e Palazzo Chigi.«È evidente che dopo le dichiarazioni del sottosegretario De Vincenti, il governo dovrà chiarire al proprio interno la genesi di questo tentativo di ripristinarla», era stata la replica di Francesco Boccia del Pd, che è il presidente della Commissione Bilancio alla Camera e non un “peones” qualsiasi.