Ue, Renzi si atteggia a “piccolo Kennedy” ma dispensa solo fumo. Non una parola sui marò…

Parole, parole parole. Grandi novità dall’Europa, signori. Matteo Renzi inizia e chiude il suo discorso di apertura del semestre italiano Ue davanti all’emiciclo dell’europarlamento a Strasburgo con un «in bocca al lupo a tutti» e chiude il suo discorso con un «in bocca al lupo a tutti». «Ho ascoltato il premier con attenzione, ma  gli obiettivi del semestre italiano restano un mistero», commenta su twitter Giovanni  Toti, eurodeputato di Forza Italia. Non è il solo a pensarla così. A parte qualche scontata perla di saggezza, buona per tutte le occasioni, dalla platea di Montecitorio al salotto di qualche talk-show – risuonano solo una pletora di ovvietà condite  con note monomaniacali, del tipo: «Con estrema preoccupazione devo dire che se l’Europa oggi si facesse un “selfie”, emergerebbe il volto della stanchezza, in alcuni casi della rassegnazione. L’Europa oggi mostrerebbe il volto della noia». Il “selfie” come cifra stilistica del lessico politico  – il che è tutto dire – fa pendant con espressioni vaghe e indistinte, al di l’à dell’effetto. «Il governo è convinto che mai come ora bisogna che l’Italia non vada in Europa a chiedere o a rivendicare, ma a portare». A portare cosa? «A molti italiani viene in mente subito cosa sia rimasto da dare all’Ue…»: l’ironia amara corre su Twitter, nel commento del coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Guido Crosetto. Ma Renzi nel suo decorso subito aggiunge: a portare «una storia straordinaria e un futuro all’altezza del nostro passato». Bene, non aspettano altro da noi. Ma in che modo, con quali strategie, con qual obiettivi?

Mai scendere in particolari, e così, il nostro Renzi inanella concetti buoni per ogni occasione. «Senza crescita, l’Europa non ha futuro»: è il monito lanciato a Strasburgo. Poi, cogliendo fior da fiore: la grande sfida del semestre non sia solo elencare una serie appuntamenti economici, dice, «ma la grande sfida è ritrovare l’anima dell’Europa». In un discorso pieno di citazioni della letteratura classica, il premier lancia un nuovo slogan: «La «nostra è la generazione Telemaco. Quelli che come me non avevano ancora 18 anni quando è stato siglato il trattato di Maastricht, hanno il dovere di riscoprirsi Telemaco e meritarsi l’eredità dell’Europa». A parte portare l’anima e la storia, cosa farà in concreto l’Italia durante il semestre non è dato sapere, ma intanto spicca una nota dolente. A Renzi non è passata nemmeno per l’anticamera del cervello di porre all’attenzione il caso ancora aperto dei nostri marò. «Che tristezza», commenta l’europarlamentare di FI Raffaele Fitto. Era un impegno ben preciso, il semestre italiano era atteso come momento determinante per i nostri due fuculeri di marina in India, invece nulla. «Renzi fa il piccolo Kennedy, ma parla di valori che non pratica mentre nasconde le carte sull’economia», commenta su Twitter la deputata di Forza Italia, Renata Polverini. Insomma, un discorso che non punge, quelllo di Renzi: è velleitario quando parla di «orgoglio e fiducia» è vuoto perché ha eluso tutti i veri nodi della politica europea per sciogliere i quali non basta ripetere come un mantra la parola “crescita” .