Truffe online, vendevano merce inesistente: arrestate quattro persone a Canosa di Puglia

Pubblicavano annunci su siti di vendite e acquisti online fra i più noti, come Ebay e Kijiji, riguardanti prodotti di telefonia, cellulari e smartphone di ultima generazione, nuovi a prezzi stracciati, oltre ad attrezzature ginniche le quattro persone arrestate dai carabinieri per truffa. I quattro nello stesso tempofornivano ai potenziali acquirenti tutto quanto necessario a garanzia dell’acquisto, dai numeri di telefono ai riferimenti del corriere che avrebbe consegnato la merce, con tanto di possibilità di tracciare, sempre online, la spedizione. Ma era tutto falso e, dopo aver pagato al momento dell’acquisto, i malcapitati acquirenti si ritrovavano con un pugno di mosche in mano, ad attendere invano che il pacco arrivasse. Tutto falso – numeri di cellulare, garanzie, corrieri, nomi – e soprattutto i prodotti acquistati, inesistenti. La truffa, scoperta dai carabinieri, ha portato all’arresto – sono tutti ai domiciliari – di due fratelli, Stefano e Daniele Albanese, di 25 e 30 anni, e di Marco e Antonio Albanese, di 28 e 42 anni (da accertare se parenti dei primi due). Altre due persone sono state denunciate in stato di libertà. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe informatiche, attuate mediante vendite online.

Le sei persone coinvolte sono tutte di Canosa di Puglia e i carabinieri della Compagnia di Barletta che hanno indagato, coordinati dal pm Luigi Scimè della procura di Trani, hanno accertato 70 truffe perpetrate in due anni, per un ammontare di 40.000 euro, sulla base di altrettante denunce. Gli inquirenti, però, ritengono che i casi siano molti di più e che, trattandosi spesso di cifre irrisorie, in molti non abbiano denunciato. Gli inquirenti hanno sottolineato l’importanza nell’indagine della competenza territoriale, perché se è vero che le vittime del reato risiedono in tutta Italia, la centrale operativa della truffa era a Canosa di Puglia. Questo – ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo – ha consentito di addebitare agli indagati il reato di associazione per delinquere, da cui consegue l’arresto, non previsto per la semplice truffa.