Tregua di 12 ore a Gaza. Ma il numero dei morti continua a salire. A Parigi vertice per il cessate il fuoco

Dalle sette di stamattina, le otto ora locale, è entrata in vigore la tregua umanitaria di 12 ore tra Israele e Hamas. Tel Aviv ha fatto sapere nella notte di essere disponibile al cessate il fuoco temporaneo, dettando però condizioni e avvertimenti: ai civili di Gaza è stato imposto il divieto di tornare nelle case da cui erano stati allontanati, alle forze israeliane è stata garantita la possibilità di proseguire le «attività operative per localizzare e neutralizzare i tunnel della Striscia di Gaza», l’esercito «risponderà se i terroristi tenteranno durante questo periodo di approfittarne per attaccare i soldati o sparare su civili israeliani».

Prima che la tregua entrasse in vigore, il bilancio dei 18 giorni di combattimenti parlava di circa 880 palestinesi uccisi e 5700 feriti, fra i quali si contano molti civili e bambini (i minori uccisi sarebbero «almeno 192» secondo l’Unicef), a fronte della morte di 37 soldati israeliani. I numeri, però, nel corso della mattinata sono cresciuti ulteriormente, per l’effetto dei bombardamenti che hanno preceduto il cessate il fuoco. In un attacco contro due ambulanze a Beit Hanun è morto un volontario della Croce rossa palestinese, mentre 4 operatori sono rimasti feriti, uno dei quali gravemente. Secondo le prime stime, poi, un raid aereo israeliano a Khan Younis, a Sud della Striscia di Gaza, ha provocato 20 morti, fra i quali 11 bambini, 4 donne e 5 uomini. Inoltre, si iniziano a contare ora i cadaveri rimasti sotto le macerie, che finalmente si possono recuperare proprio grazie alla tregua. A poco più di tre ore dal suo inizio erano arrivati a 76 i corpi recuperati in varie zone della Striscia di Gaza, ma anche in questo caso il numero deve essere considerato provvisorio.

Anche in vista del vertice internazionale di Parigi, cui parteciperanno sette ministri degli Esteri di Paesi coinvolti nel processo di pace, in giornata si sono moltiplicati gli appelli a fare ogni sforzo per il cessate il fuoco e la tutela dei civili. «Il numero di morti e la distruzione crescono di ora in ora, l’Unicef si unisce all’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite per una fine immediata delle violenze», ha detto Maria Calivis, direttore regionale Unicef per il Nord Africa e il Medio Oriente, ricordando le tre scuole palestinesi colpite nel corso dell’ultima settimana. Un «immediato cessate il fuoco» e «la ripresa dei negoziati di pace» è stato chiesto anche dai vescovi della Terra Santa, mentre da Parigi una nota del Quai d’Orsay, in apertura del vertice, ha fatto sapere che «per la Francia, che svolge un ruolo di ponte tra i belligeranti, lo stop a questo conflitto sanguinario è un’urgenza assoluta». All’incontro, «che si tiene in appoggio delle iniziative in corso, in particolare, dell’iniziativa egiziana», oltre al francese Laurent Fabius, partecipano il segretario di Stato Usa, John Kerry, l’italiana Federica Mogherini, il rappresentante dell’Ue e i colleghi degli Esteri di Regno Unito, Germania, Qatar, Turchia.