Trasporti pubblici: i romani, nell’era di Marino, rimpiangono le “botticelle” trainate da cavalli

I mezzi pubblici della Capitale, lo sanno bene i romani, non sono mai stati un esempio di efficienza. Un po’ il traffico caotico, un po’ le continue manifestazioni di protesta, un po’ la vastità del territorio, tutto ha congiurato per far sì che le attese alle fermate degli autobus fossero sempre state tali da scatenare le ire dei cittadini. Da quando il sindaco di Roma si chiama Ignazio Marino, però, la situazione è ulteriormente peggiorata e si è davvero raggiunto il livello di guardia. Più disagi di così non si può. Perfino il personale Atac, che durante gli ultimi mesi di gestione Alemanno si era mobilitato per tirare la volata alla sinistra, adesso è perplesso. Anche se non si arriva a scioperare una volta alla settimana, come quando “autobus selvaggio” e stampa al servizio di Pd & compagnia volevano dimostrare che tutto era colpa di Gianni Alemanno: sole, piogga e neve compresi. Il fallimento è evidente. Lo stesso Marino, dopo le promesse iniziali, sembra aver tirato i remi in barca. Adesso la parola d’ordine è diventata sbalordire con gli annunci e lo si fa anche sulle piccole cose senza andare tanto per il sottole. In quest’ottica, se il trasporto non funziona è poco importante, purché i romani non se ne rendano conto. Marino ha tagliato drasticamente le corse e per fare fumo ha dato una riverniciatina organizzativa. Ma le cose non vanno e le paline luminose che dovrebbero servire per annunciare ai viaggiatori tempi di percorrenza e ritardi alle fermate sono quasi sempre guaste. E le riparazioni vengono fatte con il contagocce. Tanto che quella di piazza Barberini (proprio di fronte allo storico cinema) è rimasta “buia” per un anno e a quella di largo Chigi è andata meglio solo di poco. Siamo alla frutta. E forse è per questo che le cortine fumogene di moltiplicano. A casa dei romani arrivano telefonate che puntano ad appurare se gli utenti preferiscono le informazioni sul telefonino o quelle delle paline luminose. Come se l’una escludesse l’altra. Il fatto è che capita spesso di non poter usufruire né degli uni, né delle altre. Il servizio in molti casi non è attivo e quando lo è dà informazioni il più delle volte errate. Sentite quanto ci è successo qualche mattina fa a piazza Balsamo Crivelli, un importante capolinea romano. Con solo un 448 sulla piazza ci affidiamo al telefonino da cui emerge che l’autobus in questione partirà tra 15 minuti, il 61 ha ancora 21 fermate da fare prima di arrivare e del 309 si sono perse le tracce: non viene segnalato e basta. Decidiamo di chiedere all’autista del 448 se davvero ha la partenza fissata tra 15 minuti. Ma quando mai, ci dice, tutti in carrozza tra due minuti!!! Il tempo di renderci conto che qualcosa in casa Atac è andata in cortocircuito e, girando lo sguardo, vediamo arrivare il 309, quello che neppure risultava in agenda. La piccola folla in attesa non lesina qualche “benedizione” all’indirizzo del sindaco Marino, poi tutti montiamo sull’autobus e finalmente si parte. È una giornata torrida e non c’è l’aria condizionata, ma con i tempi che corrono poteva andare molto peggio.