Tra Israele e Hamas ormai è guerra. Decine di morti tra i palestinesi, centinaia di razzi sullo Stato ebraico

Ormai non ci sono più dubbi. Il Medio Oriente è di nuovo in fiamme. Tra Israele e Hamas gli appelli alla ragionevolezza e gli ultimatum stanno decisamente lasciando posto alle armi. Solo alle armi. I numeri parlano chiaro, del resto. E danno un quadro davvero preoccupante della situazione e dell’escalation alla quale il mondo sta assistendo. Lancio di razzi da una parte, raid aerei dall’altra. Con un bilancio che cresce di ora in ora. E sembra inarrestabile. 80 morti in tre giorni di attività militare da parte dell’aviazione di Tel Aviv a Gaza sono già un numero drammatico, ma provvisorio. L’Egitto, che questa volta guarda la situazione con un certo distacco, avendo accantonato con al-Sisi l’infatuazione per i Fratelli Musulmani, ha provveduto ad aprire il valico di Rafah per consentire evacuazione e soccorsi più adeguati alle centinaia di feriti, soprattutto ragazzini. Dall’altra parte, 442 razzi che dalla Striscia palestinese controllata da Hamas sono già piovuti sul suolo ebraico, passando spesso sulla testa di inermi cittadini, mostrano di essere una causa sufficiente. Un razzo ogni dieci minuti solca il cielo di Israele cercando un bersaglio purchessia. E se non si contano morti lo si deve solo alla capacità di interdizione della difesa ebraica. Ma è chiaro che di questo passo prima o poi anche loro piangeranno i propri morti. Anzi, potrebbe accadere ancor prima di quel che si possa pensare, se Netanyahu dovesse impartire alle sue truppe l’ordine di invadere la Striscia da terra. Oppure se disgraziatamente uno di quei razzi che partono incessantemente da Gaza dovesse riuscire a superare lo sbarramento e colpire la centrale nucleare di Dimona. Secondo i dati diffusi da Israele, tra quelli che detiene Hamas e quelli in mano alle varie organizazioni della Jihad combattente, nella Striscia di Gaza sarebbero nascosti non meno di undicimila razzi. Un quantitativo enorme. Che non lascia presagire nulla di buono. Anche per l’incredibile silenzio della diplomazia internazionale. Silenzio rotto da pochissimo dal segretario generale dell’Onu Ban ki-Moon, cui ha subito replicato a muso duro l’ambasciatore di Tel Aviv. Ban ki-Moon ha infatti giudicato «eccessivo» e «intollerabile» l’uso della forza da parte dello Stato ebraico pur condannando il lancio di razzi da Gaza. L’ambasciatore Ron Prosor non ha perso tempo spiegando di rimando che «nessun paese al mondo avrebbe accettato la minaccia che Israele sta fronteggiando» con razzi sparati verso il suo territorio ogni dieci minuti. Insomma, sembrerebbe che solo un miracolo possa ormai evitare la guerra.