Torna in libreria un classico del pensiero controrivoluzionario: le Serate di Pietroburgo di De Maistre

Le serate di Pietroburgo, pubblicato postumo nel 1821, è considerato un classico del pensiero controrivoluzionario. Il conte Joseph De Maistre immaginò infatti di custodire in quelle pagine – che racchiudono i colloqui tra tre personaggi, il Cavaliere, il Conte e il Senatore – il nucleo del suo pensiero. Ora la casa editrice Aragno ripropone il testo (già uscito per i tipi di Rusconi negli anni Settanta) nella traduzione di Alfredo Cattabiani e con l’introduzione dell’illustre studioso scomparso nel 2003 (Joseph De Maistre, Le serate di Pietroburgo, Aragno, pp. 526, euro 30).

Magistrato, massone, membro del Senato sabaudo, Joseph De Maistre scrisse prima delle Serate un libro altrettanto famoso, Sul Papa (1819), saggio meno stimolante, elogiati dai neoguelfi italiani, che vagheggia una comunità delle nazioni federate intorno al Pontefice. Numerosi punti del suo pensiero affidato ai dialoghi delle Serate restano invece a tutt’oggi cruciali nella riflessione sul destino  dell’uomo contemporaneo.

De Maistre, come appunto spiega Cattabiani, “si ispira espressamente al pensiero tradizionale, dai pitagorici a Platone, dai padri greci fino a Claude de Saint-Martin” e non in quanto elogiatore acritico del passato – il che relegherebbe questo filosofo nella schiera dei puri conservatori – ma perché gli antichi, in quanto custodi di verità identiche in ogni civiltà, sono attuali quanto i moderni. Molte pagine sono dedicate alla teoria platonica delle idee e alla critica del pensiero di Locke e Bacone. Interessante è  il modo in cui De Maistre ricostruisce l’origine dell’individualismo, ovvero la pulsione a slegarsi dalla tradizione e dalla “ragione universale” per servire la ribellione della “ragione individuale”, rintracciandola nel libero esame del protestantesimo, portato alle estreme conseguenze dai filosofi inglesi come Bacone e Locke che tutto riconducono all’esperienza dei sensi.

L’illuminismo è per il filosofo di Chambery una sfida a Dio giunta a un tale livello di radicalità da precipitare gli uomini nella più desolante solitudine. Di pari passo va la critica all’istanza metafisica della scienza non più fondata sulla collaborazione tra fede e ragione e ormai slegata dall’ordine universale. Se filosofia e storia cedono alle ragioni dell’orgoglio (matrice di ogni peccato) l’umanità si incammina perentoriamente verso la negazione del limite che coincide con la negazione del sacro.

La critica di De Maistre ai filosofi illuministi connota anche il suo pensiero politico “là dove spiega – scrive Cattabiani – che ogni atto politico, dalla compilazione di una costituzione a una legge di grande rilevanza sociale, non può basarsi su una scelta astratta, sulla pura proclamazione di principi, ma deve tener conto dell’esperienza storica”. Di qui la massima secondo cui la “storia è la politica sperimentale”. Annotazioni fondamentali per comprendere i limiti di un pensiero unico che non tiene conto delle specificità culturali dei singoli e delle nazioni.