Tensione e scontri violenti ai funerali del ragazzo palestinese ucciso: «Vogliamo giustizia»

In un clima di grande tensione segnato da violenti scontri, migliaia di persone hanno partecipato ai funerali di Mohammed Abu Khdeir, il ragazzo palestinese di 17 anni che la famiglia – e la leadership di Ramallah – ritiene sia stato rapito e ucciso da un gruppo di coloni come vendetta per l’uccisione di tre seminaristi israeliani. “Vogliamo giustizia”, ha rivendicato la famiglia. Quando la salma è arrivata a Shufat, il quartiere di Gerusalemme est di circa 30 mila persone dove Mohammed viveva con la famiglia – una delle più numerose e influenti della zona – già centinaia di parenti, amici e un nutrito numero di giornalisti, affollavano la piazza di fronte alla moschea e alla casa, poco distante, dei Khdeir. Moltissimi ragazzi indossavano la tradizionale kefiah rossa e bianca – della sinistra marxista palestinese – mentre donne e ragazze accoglievano visitatori e giornalisti nel cortile di casa con caffè e acqua fresca, rompendo il digiuno del Ramadan vista la prevalenza laica degli abitanti di Shufat. All’arrivo del feretro, rilasciato dopo un lungo tira e molla e tra il padre del giovane e la polizia israeliana, la folla ha intonato canti in onore del “martire” e contro i coloni degli insediamenti che circondano il quartiere arabo. «Vogliamo giustizia – ha ripetuto con le lacrime agli occhi la giovanissima Thaura Khdeir, cugina di Mohammed – Le provocazioni e le violenze dei coloni sono quotidiane. Viviamo – ha aggiunto – costantemente sotto assedio».

La tesi del rapimento è sostenuta dalle testimonianze della famiglia e della gente del posto. Oggi il quotidiano inglese Guardian ha anche diffuso un video – registrato da una telecamera di sicurezza del posto e fornito dalla famiglia – in cui si vede il giovane avvicinato da due persone mentre si trova non distante dalla Moschea. Subito dopo un’auto si è accostata ed è ripartita ad alta velocità con il giovane a bordo. Non appena sono terminate le esequie nel cimitero locale, sono scoppiati violenti incidenti tra i giovani residenti di Shufat – che già nei due giorni precedenti si erano confrontati con le forze israeliane – e i reparti antisommossa della polizia schierata in gran numero, mentre in cielo un elicottero ha costantemente sorvolato l’area. “Ne abbiamo abbastanza” e il tradizionale “Allah Akbar” (dio è grande) sono stati gli slogan ripetuti con più forza. Colpi di arma da fuoco sono stati esplosi in aria da alcuni dei palestinesi presenti. I media riportano almeno 30 feriti da proiettili di gomma e intossicati da gas lacrimogeni, ma il numero potrebbe salire dato che una fonte tra i manifestanti ha detto che i giovani hanno intenzione di continuare gli scontri fino a notte.

La tensione continua a rimanere alta in tutti i quartieri arabi di Gerusalemme dove oggi, prima e durante i funerali, si sono avuti incidenti, compresi quelli sulla Spianata delle Moschee dove è stato interdetto dalla polizia l’accesso agli uomini di meno di 50 anni. Ed anche a Ramallah in Cisgiordania dove negli incidenti ci sono stati, secondo i media, 8 feriti tra cui uno colpito da fuoco vivo. La polizia israeliana resta quindi in allerta. Frustrazione, rabbia e un senso di ingiustizia sono stati espressi a più voce dai residenti del quartiere. Gli stessi manifestati anche da Hussein Abu Khdeir, padre di Mohammed, che ha chiesto alle autorità israeliane di “distruggere le abitazioni dei coloni” una volta arrestati evocando il trattamento usato dall’esercito nei confronti di palestinesi responsabili di particolari crimini in Cisgiordania.