Tavecchio sulla graticola: traballa la sua candidatura alla Federcalcio

Chiarezza: la pretende la Fifa dopo la gaffe sugli extracomunitari di Carlo Tavecchio, candidato alla successione di Giancarlo Abete. In una lettera spedita alla Figc, la Federcalcio internazionale chiede «di adottare le misure appropriate per indagare e decidere sulla questione e riferire successivamente alla Fifa». Le parole di Tavecchio «hanno allertato la task force della Fifa contro il razzismo e la discriminazione e il suo presidente Jeffrey Webb», scrive la Fifa, spiegando che nella missiva «ha ricordato alla Federcalcio italiana che la lotta contro il razzismo è di massima priorità». Critiche sulla candidatura di Tavecchio sono piovute anche dalla Commissione europea che loda il richiamo della Fifa e sottolinea che «la non discriminazione è la pietra angolare della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea» e che quindi «il razzismo e ogni altra forma di discriminazione non devono avere posto nel calcio». Nel corso dell’assemblea della Lega nazionale dilettanti di cui è presidente, Tavecchio venerdì scorso ha detto tra le altre cose che «le questioni di accoglienza sono un conto, quelle del gioco un altro. L’Inghilterra individua dei soggetti che entrano, se hanno professionalità per farli giocare, noi invece diciamo che “Opti Poba” è venuto qua, che prima mangiava le banane, adesso gioca titolare nella Lazio e va bene cosi». In Inghilterra devono dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree».
Intanto la candidatura di Tavecchio si fa più traballante e molti (soprattutto nel Pd) chiedono un suo passo indietro. Dopo la Fiorentina, anche la Sampdoria gli ha tolto il suo appoggio. Seguito anche dal Cesena, il cui presidente Giorgio Lugaresi ha spiegato: «Sono dell’idea che, dopo aver condiviso la sua candidatura perché abbracciava le modifiche di rinnovamento, elaborate soprattutto dai presidenti Lotito della Lazio e Agnelli della Juventus, sul futuro del calcio italiano da oggi tutti i presidenti della Lega di Serie A dovrebbero sentirsi liberi di votare per la presidenza federale in assoluta autonomia, seguendo solo le proprie convinzioni e la propria coscienza».