Tagli alle Camere di Commercio: a rischio 400 milioni di investimenti e 2500 posti di lavoro

I tagli previsti dal decreto sulla Pubblica Amministrazione preoccupano le Camere di Commercio. Il sistema camerale, ricorda il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, ha accettato la sfida del cambiamento e avviato una riorganizzazione “forte” al suo interno. Ora si fa appello al governo affinché sostenga lo sforzo di “questi fondamentali strumenti di servizio alle imprese”. “Tagliare i diritti camerali prima di aver compiuto la riforma è un errore”, dice Dardanello. “Oggi siamo pronti a fare un sforzo aggiuntivo per accelerare una riorganizzazione che porterà ad una drastica riduzione del numero delle Camere di Commercio, ad adottare costi standard per tutte le realtà del Paese, a rivedere gli strumenti con i quali il sistema camerale opera. Questo sforzo rischia, però, di essere vanificato se si impongono tempi brevi e tagli drastici. Sarebbe difficile, ad esempio, procedere ad una riorganizzazione senza poter contare sul registro informatico delle imprese che le Camere di Commercio hanno creato, già digitalizzato e invidiato da tutta Europa.

Ad Unioncamere ricordano che già 13 Unioni regionali sono state accorpate. Con gli altri accorpamenti previsti il numero delle Camere passerà dalle attuali 105 a non più di 50-60. Secondo uno studio della Cgia di Mestre e di Unioncamere Veneto, il taglio del diritto annuale dovuto dalle aziende alle Camere di Commercio per la tenuta del Registro delle imprese contenuto nel decreto in discussione in Parlamento, comporterebbe un risparmio medio per ogni impresa di  5,2 euro al mese a fronte di 400 milioni di investimenti in meno per l’economia sulle voci export, credito, turismo, innovazione, formazione.

A questi effetti, vanno aggiunti gli oltre 2500 posti di lavoro a rischio nell’ambito del sistema camerale e il possibile aggravio per le casse dello Stato di 167 milioni di euro per riassorbimento di personale, copertura degli oneri previdenziali attualmente versati dalla Cciaa della Sicilia e minori versamenti, imposte e tasse. Secondo l’indagine Cgia, condotta analizzando i bilanci di tutte le Camere di Commercio, gli enti hanno svolto in questi anni una funzione di vero e proprio “salvagente” per le piccole e medie imprese erogando 81,6 milioni di euro a sostegno del credito, senza contare che la legge di stabilità per il 2014 le impegna a versare 70 milioni al sistema dei Confidi. Non solo. Da una indagine Ispo emerge come nel mondo del servizio pubblico il sistema delle Camere di Commercio goda di un gradimento molto alto: oltre l’80 % espresso dalle aziende con meno di 50 dipendenti e, addirittura, del 90 % per quelle con un numero maggiore di addetti.