Strage in Cina, la minoranza uighura accusa il governo comunista: «La polizia ha ucciso a sangue freddo»

L’Associazione degli uighuri (l’etnia cinese musulmana che vive nello Xinjiang) in America ha smentito la versione ufficiale delle violenze avvenute martedì nello Xinjiang, accusando la polizia cinese di aver ucciso 20 civili uighuri a sangue freddo. Secondo un comunicato diffuso dall’associazione, centinaia di uighuri hanno inscenato una pacifica protesta contro le restrizioni imposte alla celebrazione del ramadan, il mese islamico del digiuno. La polizia avrebbe attaccato a sangue freddo i manifestanti, uccidendone venti e arrestandone settanta. L’agenzia cinese Nuova Cina ha sostenuto invece che gruppi di uighuri hanno attaccato civili cinesi uccidendone un numero imprecisato e solo in seguito la polizia sarebbe intervenuta per bloccare i terroristi: «A dare il via alle violenze sono stati terroristi uighuri, che hanno attaccato a colpi di coltello dei civili cinesi. La polizia è poi intervenuta uccidendo dozzine di terroristi». Verificare le notizie in modo autonomo non è possibile dato che il Xinjiang, una vasta regione montuosa e desertica nel nordovest della Cina, è di fatto chiusa dal regime comunista agli osservatori esterni. Gli uighuri – turcofoni e musulmani – accusano il governo di Pechino di lasciarli ai margini dello sviluppo economico e si lamentano di essere stati trasformarti in minoranza etnica nel loro territorio dalla massiccia immigrazione da altre regioni della Cina. L’attacco avvenuto nella regione ha provocato un centinaio tra morti e feriti secondo un gruppo di esuli uighuri. «Chiediamo a Pechino di smettere di distorcere la verità… la Cina non può eludere la propria responsabilità», ha dichiarato Dilxat Raxit, portavoce del Congresso mondiale degli uighuri, che ha sede in Germania. Le violenze si sono verificate nella prefettura di Kashgar, considerata il centro della cultura uighura. Il Xinjiang, una regione desertica ricca di materie prime, è teatro da cinque anni di ripetute violenze tra gli uighuri, una popolazione musulmana e turcofana orginaria della zona e gli immigrati cinesi di etnia “han”. Centinaia di persone sono morte, migliaia sono state messe in prigione e sono state comminate decine di condanne a morte.