Spiraglio per l’Ucraina: Kiev disposta ad accettare subito un cessate il fuoco

Forse una svolta per la questione ucraina: «L’Ucraina è pronta ad accettare il cessate il fuoco, ora, non nel futuro»: lo ha detto il segretario di Stato americano, John Kerry, nel corso di una conferenza stampa a Washington dopo l’incontro col ministro degli Esteri di Kiev Pavlo Klimkim. Kerry ha aggiunto che «ci sono prove evidenti di lancio di razzi e colpi d’artiglieria dalla Russia verso il territorio ucraino», confermando che gli Stati Uniti, insieme all’Europa, si stanno preparando a varare nuove sanzioni contro la Russia. Intanto gli ambasciatori Ue hanno raggiunto una decisione all’unanimità sull’inasprimento delle sanzioni contro la Russia, accusata di destabilizzare l’Ucraina. Lo affermano fonti diplomatiche. La decisione sarà ora adottata con procedura scritta, e pubblicata sulla Gazzetta Ue. Si è poi appreso che l’esercito ucraino avrebbe sparato missili balistici a corto raggio contro i separatisti filorussi. Lo hanno rivelato tre funzionari americani alla Cnn. I missili sarebbero stati lanciati dal territorio controllato da Kiev verso le zone controllate dai ribelli filorussi, hanno spiegato confermando così una escalation del conflitto che potrebbe mettere in imbarazzo l’amministrazione Obama, che sostiene Kiev in funzione antirussa. La giornata di sangue non era finita: 17 civili, tra cui tre bambini, sono stati uccisi nelle ultime ore da tiri di artiglieria a Gorlinvka, uno dei bastioni dei separatisti filorussi 45 chilometri a nord di Donetsk. Lo ha annunciato il governo regionale. «Quarantatre persone sono state ferite», si aggiunge nel comunicato in cui si precisa che proiettili di artiglieria sono caduti anche su un ospedale, danneggiando il reparto maternità, e che diverse case nel centro della città sono state colpite. In città erano stati decisi tre giorni di lutto dopo che domenica erano morti 13 civili, tra cui due bambini. Intanto gli esperti olandesi e australiani giunti in Ucraina per indagare sull’aereo della Malaysia Airlines abbattuto il 17 luglio scorso sono ancora bloccati a Donetsk. Lo ha detto il ministero della Giustizia dell’Aja che, in un comunicato, fa sapere che il gruppo «non ha lasciato Donetsk a causa dei troppi combattimenti in corso lunga e intorno il percorso» che deve essere seguito per raggiungere il luogo della tragedia. Già lunedì gli esperti olandesi e australiani erano stati costretti a un certo punto a tornare indietro verso la città dell’Ucraina orientale in seguito alle precarie condizioni di sicurezza.