Sorpresa, anche i tedeschi vedono il futuro nero. Nonostante l’ottimismo della “woman in red”

In Germania si chiama Zew e non ha nulla a che vedere con lo Zen tibetano, anche se in entrambi in casi si misura la capacità di meditazione sulla realtà interrogando il nostro “Io interiore”. Nel primo caso, però, le riflessioni trascendentali sono sulla salute dell’economia e le fanno autorevoli economisti tedeschi, nel secondo caso si basano sulle sfumatore della natura umana e vedono protagonisti austeri monaci in sandali e campane. In particolare, l’indice Zew, a differenza del nirvana spirituale, non fornisce alcuna risposta ma solo opinioni, perché tasta il polso, annusa il vento, capta le sensazioni della gente e alla fine ci fornisce il livello di aspettative per il futuro. Aspettative che in Germania, ci informano quelli dello Zentrum für Europäische Wirtschaftsforschung (Zew), sono sul nero andante, a dispetto delle esultanze, calcistiche e non, della cancelliera Merkel, in rosso. Loro, i tedeschi, hanno un “Io interiore” quasi più depresso del nostro nonostante un Pil da locomotiva.

È chiaro che se oggi l’indice Zew indagasse sull’ottimismo degli italiani rischierebbe di fornire un quadro ancor più fosco, ma se la fiducia nel futuro – valore perno di qualsiasi analisi delle dinamiche economiche – crolla a picco perfino in Germania, allora viene da chiedersi dove sta sbagliando l’Europa.

Nel giorno in cui a Bruxelles il tedesco Juncker si insedia a capo della Commissione Ue declinando la solita ricetta del rigore, con poco spazio alla flessiblità invocata dal governo italiani, i dati che arrivano dalle statistiche Zew ci parlano di un indice di fiducia tedesco sceso a luglio a 27,1 punti, dopo una flessione a quota 29,8 a giugno. Per l’indice che misura la fiducia degli investitori in Germania è il settimo calo consecutivo. A luglio è sceso anche l’indice Zew relativo alla situazione corrente, oltre a quello sulle aspettative future, con una flessione a 61,8, dai 67,7 di giugno e contro attese che vedevano una flessione solo a quota 67,4. Dunque, dopo aver raggiunto i massimi da sette anni a dicembre, l’indice Zew è sempre sceso, un segnale che forse andrebbe colto anche a Berlino, quando si tratta con la scure il dramma sociale di Paesi che non reggono il passo. Perché vincere da soli è più facile, ma secondo lo Zen non è garanzia di felicità