Siria, Gaza, Iraq, Ucraina e Libia: l’Europa a guida italiana è latitante su tutti i fronti

Passato il primo mese di presidenza italiana dell’Ue senza lasciare alcuna traccia. Il modello Telemaco invocato da Renzi si è inaridito a pochi giorni dalla sua invenzione e dal suo lancio mediatico. Ci vorrebbe l’intraprendenza di Ulisse, infatti, per riuscire a far esprimere all’Europa una voce unitaria sulle crisi che preoccupano il mondo intero e che sembrano lasciare indifferente Bruxelles. La guerra Ucraina, le bombe su Gaza, l’avanzata dei fondamentalisti in Iraq, la crisi siriana. L’afasia dell’Europa è assordante. E il prestigio italiano non ci guadagna (come dimostra anche l’umiliante trattamento riservato in India ai nostri marò).

Lo nota su Avvenire Andrea Simoncini facendo un bilancio di questi primi trenta giorni di guida italiana dell’Ue: il quadro non è esaltante perché le divisioni economiche contano di più dell’interesse generale e dietro la guerra a parole tra “rigore” e “crescita” si nasconde in realtà la tendenza a coltivare ciascuno il proprio orticello. Il silenzio di Bruxelles sulla tragedia che va in scena in Medio Oriente è anche al centro della riflessione di Andrea Bonanni su Repubblica: possibile che all’Europa nulla interessi di quanto sta accadendo? Possibile, visto che “l’Europa se n’è andata in vacanza rinviando al 30 agosto la scelta dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue”. Una latitanza, quella dell’Europa, che legittima i particolarismi dei movimenti euroscettici proprio mentre un ulteriore fronte critico si apre nel Mediterraneo. Non si sa infatti come andrà a finire in Libia l’offensiva jihadista contro il generale Haftar mentre le ambasciate straniere chiudono i battenti. La voce dell’Europa sarebbe auspicabile e necessaria, ma si sente solo la voce delle armi mentre qui da noi la “generazione Telemaco” si balocca con canguri e tagliole.