Sbloccati i voli su Israele ma non decollano le trattative per il cessate il fuoco su Gaza

Si sbloccano gli aeroporti israeliani ma non le trattative per il cessate il fuoco. L’ Agenzia federale dell’aviazione americana ha tolto oggi il divieto alle compagnie aeree di volare verso Israele, mettendole tuttavia in guardia nei confronti di una situazione localmente “molto instabile”. L’agenzia aveva emanato un primo divieto di 24 ore martedì scorso, dopo la caduta di un razzo palestinese vicino all’aeroporto. Il divieto era stato riconfermato ieri. La maggior parte delle compagnie aeree aveva annullato i collegamenti con Tel Aviv fino a tutto oggi, in ragione della sicurezza dei passeggeri.  

Ma la situazione sul fronte militare non autorizza particolari ottimismi. «Non vedo che nei prossimi giorni possa essere concordata una tregua che costringa Israele a lasciare la striscia di Gaza», ha detto il ministro per la Ricerca scientifica Yaakov Peri, un ex comandante dei servizi segreti, in un’intervista al sito web Walla. Il ministro Peri ha invece ammesso che esiste la possibilità di una tregua umanitaria “di sei ore, o forse di 12 ore, o anche di 5 giorni o sette giorni. Magari in definitiva potrebbe essere concordato qualcosa a mezza strada…”. In ogni caso, ha precisato Peri, la tregua umanitaria non impedirebbe ad Israele di portare a termine la demolizione di decine di tunnel offensivi scavati da Hamas sotto ai reticolati di confine fra la Striscia ed Israele. 

La scorsa notte, intanto, cinque membri dello stesso clan familiare, gli Abu Eita, sono rimasti uccisi la scorsa notte nel campo profughi di Jabalya (Gaza) dal fuoco dell’esercito israeliano. Altre venti persone sono rimaste ferite.  Cinque razzi lanciati questa mattina da Gaza in due ondate verso la parte centrale di Israele sono stati invece intercettati dal sistema di difesa Iron Dome sull’area grande di Tel Aviv e i suoi dintorni anche costieri.