Salvate il soldato Vasco: il Pd, forcaiolo con la destra, si mobilita per il suo condannato “onesto”

«È una delle persone più integre che abbia mai conosciuto». «Eh sì, un vero campione di moralità». «Il suo è un modello di buona amministrazione di cui l’Italia va fiera!». «Perché si sa, tutti conoscono il suo rigore e la sua trasparenza…». «E poi, come non rimarcare il suo senso dello Stato e delle istituzioni». «Credetemi, è perbene». «No, di più, è onesto».

Ma di chi parlano i massimi vertici del Pd? Chi è questo campione di etica politica che con il suo esempio ha oscurato per anni i peccatori dell’era berlusconiana? Cosa avrà mai fatto per meritare questi commoventi attestati di stima? Chi è, Berlinguer?

No, lui si chiama Vasco Errani è si è beccato una condanna a un anno per falso ideologico nell’ambito dell’inchiesta “Terremerse”, innescata da una storia di fondi – circa un milione di euro – destinati a una coop gestita da suo fratello. Cosine rosse, per intederci. Il problema è che Errani si è dimesso da governatore dell’Emilia Romagna, in ossequio a quella regola secondo cui i giudici hanno sempre ragione e chi fa politica non può neanche essere sfiorato dal sospetto: un dogma che da sinistra hanno declinato per anni contro la destra, da Berlusconi in giù, ogni qual volta arrivava un semplice avviso di garanzia. La sua scelta di lasciare la poltrona, aprendo la strada alle elezioni, ai piani alti di via del Nazareno non è stata gradita.

In assoluto sprezzo di quanto affermato dal premier Matteo Renzi solo qualche giorno fa – «Se nel Pd c’è chi ruba deve andare a casa a calci nel sedere» – pochi minuti dopo l’annuncio di Errani il Pd ha scatenato l’inferno della solidarietà, note, tweet, status, fino a una nota ufficiale della segreteria dei Democratici in cui si chiede ufficialmente al governatore di ritirare le dimissioni. Quella condanna viene considerata un peccato veniale, data la caratura morale del personaggio, al punto che perfino i parlamentari eletti nella regione si mobilitano, come fosse un nuovo caso Tortora, con riferimenti commoventi “all’amarezza personale del presidente”, come se quella dei cittadini fosse trascurabile. In questa triste vicenda giudiziaria, conclusasi per ora con una sentenza di secondo grado, la figura migliore la fa certamente Errani, con la sua dignitosa scelta di farsi da parte. Il Pd di Renzi e lo stesso premier, invece, ne escono con la solita aurea di faziosità basata su quella presunta superiorità morale spazzata via da inchieste e scandali di ogni tipo. Resta la sensazione che le norme etiche della sinistra siano sempre e solo “ad personam”, quando invece servirebbe una condivisione generale sul confine tra garantismo e giustizialismo in politica. Per esempio, basterebbe chiedersi chi stabilisce quando si va a casa: il giudice di terzo grado, la segreteria del Pd o la folla vociante della sinistra se nei casini ci finisce un avversario politico?

@lucamaurelli