Saltamartini: «Ben venga la Consulta ma che sia solo uno strumento per rigenerare il centrodestra»

L’idea di una Consulta lanciata da Giovanni Toti per creare una tavolo di confronto  tra le varie anime del centrodestra continua a tenere banco. Su questo orizzonte comune si ragiona all’indomani dell’appello per le primarie di coalizione promosso da Fratelli d’Italia-An e raccolto da esponenti autorevoli di tutto lo schieramento del centrodestra, dalla Lega di Salvini al Nuovo Centrodestra. Sul progetto che Toti ci ha chiarito giorni fa abbiamo chiesto l’opinione di Barbara Saltamartini, portavoce di Ncd.

Onorevole Saltamartini, con l’appello alle primarie di coalizione e una Consulta  che rappresenti un momento unificante il  centrodestra si rimette in moto. La convince questo cammino di rinnovamento intrapreso?

Sì, se non si confondono gli strumenti con i contenuti e le prospettive. Le primarie sono sempre state un cavallo di battaglia e non abbiamo avuto remora alcuna a condividere l’appello di FdI. Sia le primarie sia la Consulta devono però rappresentare strumenti che aprano una fase di riflessione. Così come l’idea di una Consulta permanente del centrodestra. La selezione dal basso della classe dirigente è quel che serve indubbiamente in questo momento e ben vengano momenti di confronto, ma questi devono rappresentare una premessa non una prospettiva.

Una prospettiva a che cosa?

Mi aspetto una rigenerazione del centrodestra. Mi spiego. L’area di moderati è maggioritaria nel Paese e mi auguro che ci sia la forza per riunirci come alternativa alla sinistra. Una sinistra che con Renzi è stata capace di cambiare passo. Anche noi dobbiamo riuscirci. Per “rigenerarci”  bisogna azzerare tutto: odi, rancori prima di tutto. Inoltre non possiamo pensare a una ricomposizione che sia una sommatoria di sigle e di metodi. Gli strumenti di cui parlavamo servono se sono un punto di partenza. Per rigenerare il centrodestra e costruire un altro centrodestra serve un nuovo inizio che riparta dai programmi.

Su quali programmi una Consulta del centrodestra dovrebbe confrontarsi e trovare nuove sintesi?

L’Europa, le ricette economiche, le politiche familiari, l’immigrazione, una certa idea dell’Italia, il presidenzialismo. È indubbio che esistano più destre con diverse sensibilità. Per quanto riguarda le tematiche europee, ad esempio, vediamo che FI e NcD sono nel Ppe, la Lega fa asse con Marine Le Pen. Fratelli d’italia, qualora avesse superato il quorum, ha sempre detto che non avrebbe fatto parte del Ppe. Non è secondario. Però anche in questo caso potremmo porci un orizzonte: sapremo formare un raggruppamento di Popolari italiani che, pur con sensibilità diverse, non si riconoscono nelle formazioni della sinistra europee e puntano a un dialogo  sui singoli contenuti.

È possibile, secondo lei?

Sì, se puntiamo agli interessi dell’Italia, guardando meno agli interessi delle singole forze politiche. Rigenerarsi vuol dire anche mettere da parte ciò che non è stato fatto bene. Significa rinnovare una classe dirigente, prendendo atto che una stagione è finita. Non dobbiamo confondere, insisto, gli strumenti con le prospettive.

Il fatto che voi stiate al governo pone dei problemi rispetto a questa rigenerazione che lei auspica?

Ncd è al governo perché in un preciso momento di crisi politica ha anteposto – non senza coraggio e sacrifici – la stabilità e l’interesse dell’Italia. Non facciamo marcia indietro rispetto a quella scelta che riteniamo sia una premessa per poterci confrontare. Anche Forza Italia partecipa con Renzi al processo di riforme del Paese. Sono premesse da cui si può ripartire.