Rumeno ammazza a bastonate la nonna italiana adottiva e le sfila gli anelli mentre sta morendo

L’ha uccisa a bastonate per rubarle 50 euro. E poi, mentre la nonna adottiva stava morendo le ha sfilato dalle dita gli anelli. Come se non bastasse, una volta scoperto il delitto, ha poi accusato dell’omicidio il padre adottivo. Solo quando i carabinieri lo hanno messo alle strette, ha confessato: «Ho ucciso mia nonna perché mi servivano i soldi». È così che il rumeno Baci Costanzo, detto Giovanni, 24 anni, ha motivato ai carabinieri di Aversa, in provincia di Caserta, il suo gesto efferato compiuto la notte tra il primo e il due luglio a Lusciano, nei confronti della nonna italiana adottiva.
I particolari sono emersi nella conferenza stampa tenutasi negli uffici della Procura di Napoli Nord ad Aversa alla presenza del Procuratore Francesco Greco, dell’aggiunto Domenico Airoma, del Comandante Provinciale dei Carabinieri di Caserta Giancarlo Scafuri e del comandante del Reparto Territoriale di Aversa, che ha eseguito il fermo del giovane, Gianluca Vitagliano.
Una giustificazione tanto inquietante quanto banale quella del presunto omicida, che ha spinto gli inquirenti a compiere altri accertamenti tuttora in corso: si vuole capire infatti capire se Baci, detto Giovanni, di origine rumene, figlio adottivo di Francesco Costanzo, il figlio dell’anziana che ha scoperto il cadavere, avesse organizzato il delitto e se ci fossero altri complici.
Secondo gli investigatori, Baci è entrato in casa, con sé aveva un bastone di quelli usati come supporto per attrezzi agricoli, è andato in camera da letto della nonna che si è svegliata, e a quel punto l’ha colpita più volte in testa. Quindi ha preso 50 euro, poi riconsegnate dopo la confessione, lasciandone altre 170 in un cassetto, insieme a numerosi monili d’oro, in modo da inscenare una rapina andata male. Ha però tolto degli anelli dalle dita della nonna morente ed è fuggito. Gli anelli ancora insanguinati sono stati poi ritrovati dai carabinieri.
In un primo momento Baci “Giovanni” Costanzo aveva perfino tentato di  accusare il padre. Era stato proprio il giovane, intorno alle 22 del primo luglio, quando l’anziana di Lusciano è stata uccisa, a chiudere in modo del tutto inadeguato il portoncino di ingresso dell’abitazione di Antonietta Di Luciano: aveva infatti solo appoggiato uno dei battenti senza girare la chiave e attivare il meccanismo di chiusura. La mattina dopo infatti il padre adottivo aveva trovato il portone d’entrata aperto. Il giovane in un primo momento ha accusato proprio il padre, con cui ha ammesso di «non andare d’accordo». Sentito in caserma poco dopo il fatto, ha raccontato ai carabinieri di essere tornato a casa intorno alle 2 di notte e di aver visto una sagoma che colpiva con un bastone la nonna, e di aver compreso che era il padre. I carabinieri non hanno però creduto al racconto e poco dopo hanno scoperto nelle pertinenze dell’abitazione della donna il bastone usato per fracassare il cranio all’anziana. I sospetti si sono così concentrati sul giovane, che ha poi ammesso le sue responsabilità.