Roma da quaranta giorni senza un assessore alla Cultura. Lettera aperta degli artisti al sindaco

«È inconcepibile che Roma Capitale non abbia un assessore alla Cultura. La vita culturale romana sta collassando per paralisi istituzionale». A lanciare il grido d’allarme e promettere «qualsiasi forma di protesta» se non si «uscirà dall’impasse» è un nutrito e variegato gruppo di artisti e operatori culturali della città, da Michele Placido a Umberto Orsini, da Gabriele Lavia ai ragazzi del Valle Occupato, riuniti in una lettera aperta indirizzata al primo cittadino della Capitale e, per con conoscenza, al ministro dei beni culturali Dario Franceschini. Roma è senza una guida dal 26 maggio scorso quando l’assessore alla Cultura Flavia Barca si dimise dopo che si erano rincorse tante voci  su un possibile rimpasto che le sarebbe costato il posto. Da quel momento non è stata più sostituita. Ignazio Marino attaccato su più fronti (sui social ha preso piede l’hashtag #RomaCercaCultura) si è giustificato affermando che la mancata nomina dell’assessore è un problema di ordine economico ed ha annunciato che Roma è vicina alla nomina del nuovo assessore. Ma il clima è teso e crea tanti malumori. «Noi, cittadini e cittadine, artisti e operatori culturali di Roma – si legge nella lettera inviata dagli artisti a Marino – Le chiediamo di prendere atto della grave urgenza in cui versa il sistema culturale della città. Riteniamo che sia inconcepibile che Roma Capitale non abbia un assessore alla Cultura. La vita culturale romana sta collassando per paralisi istituzionale, non certo creativa. Riteniamo fondamentale che avendo voluto lei assumere ad interim la carica di assessore alla cultura, debba provvedere quanto prima a comunicarci il suo progetto per la città. Musei, biblioteche, teatri, istituzioni culturali aspettano in un clima preagonico da troppo tempo le sue indicazioni. Il 14 luglio – prosegue la lettera – è una data simbolica nella storia europea. Confidiamo possa essere altrettanto simbolica per lei per nominare un assessore alla Cultura facente funzione e comunicarci qualche linea strategica. In assenza di un suo riscontro nel concreto ci impegniamo ad adottare qualsiasi forma di protesta dandone ampia comunicazione». La lettera, spiegano a margini i promotori, «non è assolutamente una lettera “contro”. Ma dopo i licenziamenti all’assessorato, dopo che i teatri chiudono, dopo la paralisi in cui è caduta la vita culturale della città, non possiamo più far finta di niente. Se il sindaco ha bisogno di aiuto, se il problema è che i soldi non ci sono, ce lo dicesse. Ma non resti in quest’impasse».