Riforme, valanga di emendamenti sul ddl. Non mollano i dissidenti azzurri e del Pd

Scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti al ddl che trasforma il Senato e che è in discussione a Palazzo Madama.  Forza Italia ha presentato 15 emendamenti che non propongono “cambiamenti rilevanti”. Berlusconi vuole che il patto del Nazareno regga alla prova dell’aula ma il dissidente Augusto Minzolini ne ha presentati a sua volta 34: le proposte di modifica riprendono i temi già difesi in Commissione: mantenimento dell’elezione diretta del Senato e taglio del numero dei deputati.

Sono circa 55 gli emendamenti arrivati dai sedici deputati ribelli del Pd che rilanciano la battaglia per l’elezione diretta del Senato e sue maggiori competenze. Un’altra novità riguarda il primo firmatario: non è sempre Vannino Chiti, come in commissione, ma a ciascuno dei 16 ne è stato affidato qualcuno, in modo che lo possa illustrare in aula. Sono circa 100 gli emendamenti alle riforme presentati dal gruppo della Lega, che chiede modifiche rilevanti al testo. Uno di essi chiede che siano sottoponibili a referendum anche i Trattati internazionali e quelli Comunitari. Sono il doppio, circa 200, quelli presentati dai grillini: il M5S chiede tra l’altro di introdurre l’elezione diretta dei senatori, di ridurre del 50% il numero dei deputati e dei senatori e dimezzare le loro indennità.

Il quadro riflette l’esito delle assemblee parallele di Pd e Forza Italia, concluse sostanzialmente nello stesso modo (avanti con il Patto del Nazareno e con le riforme), ma dopo un percorso ben diverso. L’opposizione democratica infatti ha disertato la conta interna in vista del voto d’Aula al Senato, dove spera di essere accontentata su alcuni emendamenti. In Forza Italia invece Silvio Berlusconi ha imposto il rispetto dell’intesa con Matteo Renzi ricorrendo alla classica mozione degli affetti ma ha anche derubricato il dibattito interno a ”lite da spogliatoio”. E i malumori, da una parte e dall’altra, sono tutt’altro che placati.