Riforme, sondaggio Ipr: il 63% degli italiani non vuole un Parlamento di nominati

Giorni decisivi per le riforme. La riforma del Senato, rinviata prima per la campagna elettorale delle europee e rallentata poi per tessere la tela di un accordo largo, arriva mercoledì in aula. Il clima è rovente e non solo per l’afa. Nel Pd un gruppo di dissidenti si è messo di traverso, ma Renzi è convinto che l’intesa con Silvio Berlusconi reggerà la prova d’aula. Ma cosa ne pensano gli italiani delle riforme e della legge elettorale? Secondo un sondaggio Ipr marketing e realizzato assieme alla Fondazione Universale di Alfonso Pecoraro Scanio presentato al Senato, gli italiani innanzitutto bocciano le liste bloccate e invocano un Senato di eletti e non di nominati: se deve continuare a vivere, per il 55 per cento degli elettori dovrebbe essere elettivo e per il 30 per cento non elettivo, formato da sindaci e consiglieri regionali. Per il 53 per cento degli elettori due Camere sono inutili: il Senato è da abolire. Il 34 per cento è per riformarlo attribuendogli altre funzioni. Inoltre da una serie di domande a risposte preformate (per cui non fanno un totale aggregato del 100 per cento) emerge che poi il 60 per cento vorrebbe «un Senato diverso»: cioè «una sorta di Assemblea in cui sono rappresentate varie istanze sociali e non i partiti». Una percentuale simile, il 58 per cento, vorrebbe che fosse «costituito dai partiti che non sono rappresentati alla Camera»; per il 35 per cento vanno bene «consiglieri e sindaci». Mentre per l’Italicum alla Camera, il 63 per cento vorrebbe le liste con le preferenze, il 29 per cento liste bloccate. Per Antonio Noto, che ha presentato i risultati del sondaggio, «da un lato c’è ancora la sfiducia nei partiti nonostante l’era Renzi, dall’altro i cittadini mostrano però molta voglia di contarsi».