Riforme, Renzi ottiene l’«inchino» del M5S. E Napolitano gli regala un assist formidabile

Gelo e insulti, poi il brusco cambio di strategia da parte del M5S e la pubblicazione delle dieci risposte scritte volute dal Pd. Nel Movimento 5 Stelle è prevalsa la linea ‘dialogante’ che suona come una sconfessione di Grillo.  In un post-precisazione è lo stesso Grillo a sottolineare “per chi non ha capito, o non ha voluto capire”, che “le porte per una discussione sulla legge elettorale per il M5S sono sempre aperte”. Così a Renzi arrivano i dieci “sì”, con rigide condizioni, e con un placet al doppio turno di lista, non di coalizione. La palla, ora, ripassa al Pd. Così Renzi ottiene per ora la capitolazione dei grillini (un altro punto a suo favore nella sfida con i ribelli interni) e può godere dell’appoggio esplicito del Quirinale visto che il capo dello Stato è intervenuto nel dibattito sulle riforme con una nota in cui sostiene che il “superamento del bicameralismo paritario si è fatto sempre più urgente”.

Stamane è ripreso in commissione Affari costituzionali l’esame del ddl Boschi ed è stato approvato un emendamento dei relatori per evitare decreti legge ‘omnibus’. L’emendamento (11.1000) prevede che il capo dello Stato possa rinviare alle Camere (alla Camera per come è ora il testo della riforma) leggi e decreti prima della promulgazione anche soltanto per modifiche che riguardano parti specifiche. In questo caso è prevista una proroga di 30 giorni per i decreti. Assente Roberto Calderoli (relatore del provvedimento assieme ad Anna Finocchiaro) perché ricoverato per un malore. Secondo i suoi collaboratori è stato sottoposto ad accertamenti ma dovrebbe essere dimesso in giornata.