Riforme, Renzi fa il piacione pure con i grillini. In diretta streaming l’incontro per trovare la quadra che non c’è

Jeans d’ordinanza, faccia da Giamburrasca, linguaggio pop ai limiti del patetico con quel ripetere compiaciuto “meglio l’uovo oggi che la gallina domani…”. È il solito Matteo Renzi, quello che si è presentato  davanti alla delegazione parlamentare dei Cinquestelle in diretta streaming per discettare ” insieme” di riforme costituzionali. Sottotitolo: parliamone, cerchiamo la quadra e non perdiamoci di vista. «Siamo disponibili a sintesi ragionate ma se ci stanno tutti gli altri», ha ripetuto il premier, «non è che blocchiamo le riforme per voi». Non ve lo abbiamo mai chiesto, ribatte un mite Luigi Di Maio. Solo sulle proposte sulla sanità Renzi concede ai grillini un contentino, «è un argomento che mi interessa molto, incaricherò il sottosegretario Bressa di occuparsene». Perché, è scontato, l’ex sindaco di Firenze vuole bene all’Italia. Sul terreno minato della riduzione del numero dei parlamentari, dell’immunità e dell’insindacabilità, invece, nessun passo in avanti. «Non mi risponde sull’immunità forse deve andare ad Arcore a chiedere il permesso…», incalza il capogruppo grillino al Senato. «Finchè non capirete la differenza tra il partito che sta ad Arcore e noi poi è difficile discutere ed è normale che il #vinciamonoi diventa #vinciamopoi”», ribatte Renzi che gioca alla vittima sacrificale per il bene della nazione, «per fare le riforme accetto anche di prendere insulti…». Di dimezzamento dei parlamentare non se ne parla, il premier sa bene che la coperta è troppo corta per riscaldare tutti i partner della partita per le riforme; quindi “meglio l’uovo oggi che la gallina domani” che tradotto significa: cominciare lentamente con un terzo di parlamentari in meno levando di torno i senatori e mantenendo in vita i 630 deputati di Montecitorio. Debora Serracchiani, Roberto Speranza e Alessandra Morett, presenti all’incontro, fanno solo da cornice al nume del Pd. Anche sul fronte grillino è solo Di Maio a tenere testa a Matteo il quale a fine incontro rilascia la consueta dichiarazione in rosa. «È andata molto bene, sono contento il problema è se Di Maio li porta tutti. Vediamo che succede al loro interno». Interpellato dai cronisti, il premier gioca a lasciare il cerino in mano al partito di Beppe Grillo che, va detto, ha il suo bel da fare tra dissidenti e malpancisti. In attesa degli ultimi sviluppi sul ddl riforma in lettura a Palazzo Madama, Fratelli d’Italia fa sentire la sua voce. «Il Pd dice no alle preferenze perché sono un “mercimonio” e no alle primarie per legge perché hanno un “costo per lo Stato”. Matteo Renzi sia chiaro e dica una volta per tutte agli italiani che vuole essere soltanto lui a nominare deputati e senatori per fare un Parlamento di suoi cloni  – è il commento odierno di Giorgia Meloni – il tutto con la complicità di Forza Italia, che ha stretto con il Pd un patto per togliere al popolo la sua sovranità e far scegliere tutto a qualche dittatore illuminato. E quello che stanno facendo con la legge elettorale lo stanno replicando anche con le riforme costituzionali con un Senato di cooptati e immuni».