Riforme, l’arrosto promesso da Renzi per ora è solo fumo

È ormai chiaro a tutti che le riforme in stallo al Senato sono diventate per Renzi l’occasione con cui mostrare all’opinione pubblica la distanza siderale tra un premier (egli stesso) che incassa gli elogi di Marchionne, che inaugura la nuova autostrada Bre-Be-Mi, che sblocca più di un miliardo per le imprese del Sud, ed un Parlamento ripiegato su se stesso, intento unicamente a celebrare i propri triti riti.

Operazione furbesca e – almeno nel breve periodo – redditizia per l’indice di popolarità dell’inquilino di Palazzo Chigi. L’Italia è stremata da lunghi anni di crisi economica e, soprattutto,  è angosciata da una prospettiva di ripresa puntualmente annunciata ed ancor più rapidamente smentita dalla severità dei numeri. Un contesto ideale per additare alla pubblica riprovazione chiunque osasse porre obiezioni di merito sul tema delle riforme istituzionali.

Esattamente quel che sta facendo Renzi quando oppone la sua “fretta” alla letargia parlamentare, ben sapendo di spargere in tal modo una cortina fumogena sulle riforme per impedire a chiunque di poterle approfondire senza passare per “frenatore” o  bieco “conservatore dell’indennità”. È un tranello da evitare opponendo argomentazioni fondate al movimentismo parolaio di Renzi. C’è solo l’imbarazzo della scelta: ad esempio, va bene archiviare il bicameralismo perfetto. Non va bene trasformare il Senato nella succursale dell’Anci o dei consigli regionali. È giusto fare il tagliando al Titolo V per riportare competenze strategiche in capo al governo centrale, ma non ha senso se poi si “regionalizza” il Senato. Ancora: un Senato non elettivo ci può stare purché si restituisca ai cittadini il potere di eleggere i deputati. E se proprio il popolo è da considerare talmente rincoglionito da inibirgli il diritto di scegliere i propri legislatori, gli si lasci almeno la possibilità di poter ricorrere al referendum abrogativo senza innalzare ad 800mila la soglia minima di firme per proporre un referendum oppure si introduca il referendum confermativo per le leggi ordinarie. E si potrebbe continuare.

Di carne sul fuoco, insomma, ce n’è davvero tanta. La sfida ora consiste nel far capire ai cittadini che dell’arrosto delle riforme tanto strombazzate dal frenetico Renzi finora si è visto solo il fumo.