Riforme, il patto Renzi-Cav tiene ma i dissidenti non mollano, né in casa Pd né in Forza Italia

Il Patto del Nazareno sulle riforme tiene, ma sia in casa Pd che in casa azzurra, Renzi e Berlusconi devono vedersela con i dissidenti che non hanno alcuna intenzione di piegarsi all’Italicum così com’è e di mettere il silenziatore alle perplessità sul Senato che verrà. 

Matteo Orfini, presidente del Pd, fa capire l’aria che tira a Renzi: “Con un impianto ipermaggioritario e questa riforma costituzionale, si corre il rischio che una minoranza del Paese prenda tutto, eleggendo il Presidente della Repubblica”. Quanto alla legge elettorale, Orfini spiega che “sulle preferenze si possono trovare delle soluzioni intermedie. La migliore sarebbe quella dei collegi. Se invece ci saranno liste bloccate, che siano almeno molto corte, sul modello spagnolo”.

E sulla riforma del Senato non depongono le armi né Renato Brunetta né Augusto Minzolini nonostante l’invito di Silvio Berlusconi ai suoi ad andare avanti. Dice Brunetta al Corriere: “Non mi capacito del perché Renzi si stia impigliando su un punto che non merita di creare tanti problemi come l’elettività del Senato”. “È veramente incomprensibile – continua l’ex ministro per la Pubblica Amministrazione – il motivo di questo ‘prendere o lasciare’ quando si potrebbe risolvere la questione mantenendo fermi i principi della riforma”. E spiega la sua proposta: “I senatori si potrebbero eleggere in liste separate assieme ai consiglieri regionali, togliendoli dalla quota di ciascuna Regione che comunque pagherebbe i loro stipendi. Sarebbero espressione delle Regioni e non costerebbero alla collettività più di quanto non sia già previsto nel testo di riforma. Una semplice modifica di questo tipo stempererebbe tante tensioni nel Pd e anche in Forza Italia”.

Ammonisce il centrodestra Augusto Minzolini, senatore di FI: “Non facciamo la fine di Enrico Letta”. Intervistato dal Messaggero, riflette così sull’accordo sulle riforme. “C’è una cosa che proprio non comprendo: Renzi è estremamente puntiglioso sulla non elettività dei senatori. Ma al governo deve interessare il superamento del bicameralismo perfetto”. “Che il Senato sia elettivo o meno, non è essenziale. A meno che non sia frutto di un calcolo: la riforma potrebbe essere approvata già a gennaio”. “A quel punto, in teoria, si potrebbe anche votare. Ma non con un Senato elettivo che non è contemplato dall’Italicum. Meglio sarebbe riformare il Senato mantenendolo elettivo, approvare l’Italicum e poi, dopo aver realizzato le famose riforme dei mille giorni, mettere mano a una legge elettorale per Palazzo Madama”.