Riforme, esordio kafkiano. Grasso concede il voto segreto per cinquemila emendamenti. Tutto in salita per il governo

Quasi due ore per votare un solo emendamento. È la rivoluzione renziana, bellezza. L’esordio delle votazioni al Senato sulle riforme costituzionali (dopo sei sedute) non poteva essere più kafkiano. Sul disegno di legge pendono 900 emendamenti e le opposizioni continuano a dare fuoco alle polveri con un ostruzionismo che non intende fare sconti in tutte le forme previste dal regolamento. Dichiarazione di voto su ogni articolo, richiesta di votazione per parti separate, verifica del numero legale, dichiarazioni in dissenso dal gruppo (per le quali i senatori hanno a disposizione un minuto di tempo) mentre Matteo Renzi continua, noblesse oblige, a pensare positivo («Possono rallentarci ma non fermarci. Quest’estate lavoreranno in molti»). Bocciato finora il primo emendamento, all’articolo 1 (con parere contrario di relatori e governo) a prima firma Giuseppe Compagnone di Gal che disponeva l’abrogazione del comma dell’articolo 48 della Costituzione che contempla le circoscrizioni di voto all’estero. L’emendamento ha incassato 14 sì e 262 no. Poi il diluvio. Il nervosismo nell’aula di Palazzo Madama è alle stelle. «È un’ora e mezza che stiamo discutendo e abbiamo votato un solo emendamento», esplode il capogruppo democratico Luigi Zanda a metà seduta. «Il presidente Grasso ha parlato di armonizzazione o di altra pratica. Ci dica se dobbiamo procedere con questo ritmo di lavori. Nell’impasse più totale  alla fine è stato scelto il voto segreto (temutissimo dal premier)  per alcuni temi specifici del ddl Boschi, quelli che riguardano i diritti civili e le funzioni delle Camere. Si tratta di 5000 emendamenti sottratti al voto palese. Lo ha ufficializzato il presidente Grasso basandosi sui principi dell’articolo 113 del regolamento di Palazzo Madama («Il voto segreto è sempre ammissibile, laddove si faccia riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche»). In tutto sono state 920 le richieste di voto segreto avanzate dalle opposizioni  – in prima fila i Cinquestelle e Forza Italia – un numero che non ha precedenti nella prassi parlamentare. Alla fatica dell’iter parlamentare si è aggiunta una nota polemica, anzi un vero e proprio caso. Il componente grillino nella Giunta del Regolamento, Maurizio Buccarella, ha annunciato che «pur essendo noi favorevoli al voto palese, in questo caso, a Regolamento vigente, ci siamo espressi a favore della possibilità del voto segreto». Una mossa che ha sconquassato i già fragili equilibri pentastellati e ha costretto alla smentita il leader Beppe Grillo.  «Il M5S è da sempre per il voto palese – si legge sul suo blog – in data 17 settembre 2013 il Movimento ha depositato una proposta di modifica del regolamento del Senato atta a prevedere il voto palese per ogni tipo di deliberazione». Durissimo con il premier Nichi Vendola: «Il governo deve smettere di fare ostruzionismo alle sue stesse riforme impedendo un confronto sereno in Parlamento». Demolition man dal suo canto già pensa alla vendetta: «Sul voto segreto potranno anche farci qualche scherzetto ma torneremo alla Camera e lo sistemeremo. Qui non molla nessuno».