Riforme: dallo stallo allo tsunami. Grasso taglia i tempi e le opposizioni marciano verso il Colle

Dopo lo stallo lo tsunami. La partita delle riforme costituzionali faticosamente approdate a Palazzo Madama si rivela più grave delle previsioni tanto che al termine di una giornata tutta in salita per il governo e per il ministro Boschi che ostenta fino all’ultimo la consueta dose di ottimismo il presidente Grasso “è costretto” alla tagliola: al contingentamento dei tempi per addomesticare l’ostruzionismo delle opposizioni che reagiscono duramente alla decisione della seconda carica dello Stato. Dopo l’annuncio, al termine di una difficile riunione dei capigruppo, i Cinquestelle, Sel, Lega e i gruppi misti hanno deciso di “marciare” verso il Colle, in queste ore molto allertato da Renzi sull’impasse istituzionale. Un centinaio di parlamentari, infatti, si è riunito a fine pomeriggio nei pressi di Palazzo Madama e ha dato vita a un corteo spontaneo per raggiungere il Quirinale. Chiedono a Giorgio Napolitano un invervento sul «vulnus alla democrazia» inferto dall’applicazione della tagliola. Immediata la solidarietà di Fratelli d’Italia (che non ha rappresentanti in Senato) espressa da Giorgia Meloni che, via twitter, annuncia che una delegazione di FdI si unirà ai manifestanti.  La prima a commentare l’inganno della tagliola per chiudere il voto entro l’8 agosto è stata Loredana De Petrisi: «È una decisione grave ed irresponsabile. In Aula daremo battaglia, davanti alla nostra disponibilità di discutere nel merito, hanno scelto la strada di accelerare i tempi e tagliare la discussione. Questo è molto grave perché stiamo discutendo della costituzione». È Grasso a scandire il nuovo timing: i tempi complessivi ammonteranno a 115 ore. Di questi 8 saranno riservati per la presidenza e i relatori, 80 per le votazioni e 20 ripartiti tra i gruppo. Al Pd spetteranno 4 ore e 24 minuti, a Fi 2 ore e 50, a M5s 2 ore e 15, a Ncd 2 ore, al Gruppo Misto (a cui appartengono Sel e gli ex M5s) 1 ora e 45, a Scelta civica e a Pi 1 ora e 13. Anche nel Pd non mancano le prese di distanza dall’accelerazione improvvisa.  Per Vannino Chiti «si sta prendendo una deriva negativa che non conviene a nessuno. Ci sono due opposti estremismi che devono essere evitati». Durante la seduta, come se non bastasse, il leghista Sergio Divina ha inscenato un colorato siparietto: quando ha strappato e lanciato i fogli di un testo della Costituzione, imprecando e urlando contro il governo e contro la maggioranza. I lavori del Senato riprenderanno martedì prossimo e non mancheranno nuove scintille