Renzi il frettoloso rischia di mandare in fumo le riforme

È ora che Renzi si convinca che la fronda parlamentare sulle riforme non è un affare privato della “dinastia Min”, come egli stesso ha ironicamente bollato la cordata trasversalmente ostile al cosiddetto Patto del Nazareno organizzata dal forzista Minzolini e dal democrat Mineo. In realtà, il fronte del “no” all’accordo Renzi-Berlusconi è molto più vasto. Ad alimentarlo c’è certamente il merito della questione ma ancor di più contribuisce la tempistica. È il caso di Forza Italia, dove si fa di ora in ora più palpabile il sospetto che il premier sia interessato solo all’Italicum elettorale per correre filato alle urne una volta incassatane l’approvazione.  Un po’ per approfittare del vento in poppa che ancora gli gonfia le vele e molto per fidelizzare i gruppi parlamentari in gran parte rimasti sensibili al richiamo della vecchia guardia.

Nel Pd la musica è alquanto diversa. Qui è soprattutto il merito delle riforme a far discutere. E si capisce: decenni di ortodossia costituzionale non possono essere azzerati d’incanto. Ex dc ed ex-pci-pds-ds sono stati lì troppe volte a gridare “al lupo, al lupo!” tacciando di “autoritarismo strisciante” chiunque si arrischiasse ad ammodernare la Costituzione per poter oggi assistere complici e silenti all’aumento delle firme per promuovere il referendum, al varo di un Senato inzuppato di nomenclatura regionale e di una Camera scelta dai capi-partito. Tre “novità” che gettano più di un’ombra sulla democraticità del sistema politico disegnato dall’accordo contestato.

Fare previsioni sul cammino delle riforme è inutile, anche perché in politica è sempre l’astrologo a crepare. Ma è chiaro che la fretta che sembra ispirare Renzi si sta rivelando una cattiva consigliera. Il premier ha sottovalutato il malpancismo interno ed ha sopravvalutato la “presa” di Berlusconi sui forzisti. Nell’uno e nell’altro caso non ha messo in conto che la prospettiva di un Senato di consiglieri regionali ed una Camera di nominati è suonata a molti parlamentari di tutti gli schieramenti come un sinistro tocco di campane a martello per la legislatura e per il loro scranno. Non saranno motivi nobili, ma hanno il loro peso. Non averlo previsto può rivelarsi un errore fatale.