Rai senza vergogna: uno Speciale Porta a Porta solo per regalare un altro show a Renzi

Il trionfo era riservato solo ai condottieri romani che riportavano una grande vittoria militare in terre lontane. Dopo duemila anni, un simile trattamento verrà riservato a Matteo Renzi, al suo rientro da Straburgo, dopo il discorso d’apertura del semestre europeo. È un vero e proprio “trionfo” quello che infatti  la Rai tributerà al premier. Una cosa mai vista prima: Bruno Vespa verrà richiamato dalle ferie mercoledì 2 luglio per uno Speciale Porta a Porta che andrà in onda a partire dalle 20,30  e che avrà per ospite d’onore il presidente del Consiglio. Manca solo la corona d’alloro. Ma non si può mai dire…
Più che legittima la perplessità di Luca d’Alessandro, capogruppo di Forza Italia in Commissione di Vigilanza Rai: «È singolare che la Rai decida di far riaprire i battenti a una trasmissione già chiusa da alcune settimane». Che senso ha dal punto di vista giornalistico, si chiede il parlamentare di FI,  «regalare al premier un’ennesima finestra, che arriva dopo un’intera giornata di interventi ripresi da tutte le testate nazionali e internazionali, conferenze stampa e interviste?». E le domande non finiscono qui: «Quanto costa ai contribuenti italiani questa operazione? Ma non era stato proprio Renzi a dire che anche l’azienda pubblica doveva fare spending review? Se il buongiorno si vede dal mattino, questo è certamente un pessimo inizio».  Punto sul vivo, il partito del premier, tenta subito una goffa difesa della Rai. «Altro che parlare di costi – ribatte  Lorenza Bonaccorsi, anch’ella in Commissione Vigilanza – , l’intervista al premier Matteo Renzi nel giorno di apertura del semestre europeo a guida italiana è un’occasione preziosa per gli ascolti del servizio pubblico». «Invece di chiedere le spese – dice ancora la Bonaccorsi – l’esponente di Forza Italia Luca D’Alessandro dovrebbe chiedere alla Rai quanto guadagnerà con l’intervista al premier».  A parte la questione degli ascolti (che sarà tutta da verificare), sfugge alla zelante parlamentare renziana che il presidente del Consiglio non è uno showman (anche se viviamo nell’epoca della politica-spettacolo). Ne consegue che il suo compito non è di fare audience in tv , ma di governare il Paese, senza gravare sul bilancio Rai e senza occupare oltre il dovuto gli spazi televisivi. Fosse accaduto al tempo di Berlusconi premier, sarebbe  scoppiato il finimondo. Ma, per il Pd, il pluralismo è bello solo quando pende a sinistra.