Quattro bambini uccisi a Gaza. Oltre 210 le vittime palestinesi. Hamas al Cairo per discutere la tregua

Sono quattro bambini, quattro cugini tra i 9 e gli 11 anni, le ultime vittime dei razzi israeliani. Sono stati uccisi da colpi sparati dal mare, mentre giocavano su una spiaggia a pochi metri dall’Hotel Palestine, dove risiedono i giornalisti stranieri. Nel nono giorno di raid sale così a 213 il bilancio provvisorio dei morti palestinesi, la grandissima parte fra i civili, almeno un quarto sotto i 16 anni. Il bilancio dei feriti, poi, parla di oltre 1500 vittime. Fra gli israeliani, invece, l’altra sera s’è registrato il primo morto: un volontario impegnato a distribuire cibo alle truppe al confine tra Gaza e Israele.

E ora a preoccupare è un’altra emergenza umanitaria, quella che riguarda i 100mila abitanti dei rioni di Zaitun e di Sajayah, a est di Gaza, cui Israele nella notte ha intimato di abbandonare le proprie case perché quella zona sarebbe diventata zona di combattimento. Le notizie del mattino riferivano di scene di disperazione e dei primi colpi sparati dall’artiglieria israeliana. Riferivano anche, però, di poche partenze, sia per le condizioni di estrema povertà delle famiglie, che non possono contare sull’aiuto di parenti né sulla possibilità di prendere in affitto una casa a Gaza city, sia per la difficoltà a trovare rifugio nelle strutture dell’Unrwa, l’ente dell’Onu per i profughi. 

«Tutta la comunità internazionale dovrebbe condannare Hamas. Israele ha accettato la tregua, ma Hamas no», ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu nel corso di una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini. «Arrivare a un cessate il fuoco immediato è molto difficile, ma penso che sia l’unica soluzione», ha detto la titolare della Farnesina, spiegando di aver riferito a Netanyahu «la preoccupazione non solo per il lancio dei razzi sul territorio e su obiettivi civili israeliani, ma anche l’alto numero di vittime, compresi i bambini, a Gaza». Le diplomazie internazionali sono al lavoro. L’Alto rappresentante Ue Catherine Ashton ha «ribadito l’appello per un cessate il fuoco» e per una «de-escalation della situazione». In Israele, oltre alla Mogherini, è volato anche il ministro degli Esteri norvegese, Borge Brende, che si è trovato sotto un lancio di razzi mentre era in visita ad Ashqelon, nel sud del Paese, con il suo omologo israeliano, il “falco” Avigdor Lieberman. Inoltre, Tony Blair, l’inviato del Quartetto (Stati Uniti, Russia, Ue e Onu) in Medio Oriente, è tornato al Cairo nella sua seconda visita in Egitto in meno di una settimana. L’altra era stata sabato. Blair, che è rimasto in città per poche ore, ha incontrato di nuovo il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. In giornata anche il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen, è arrivato al Cairo. Vi resterà due giorni e anche lui incontrerà, tra gli altri, al-Sisi.

Soprattutto, però, stando a quanto riferito dall’incaricato di Fatah per la riconciliazione inter-palestinese, Azzam al-Ahmed, dovrebbe essersi svolto un incontro tra «un rappresentante della leadership egiziana» e «un alto responsabile di Hamas». L’organizzazione aveva rifiutato la tregua lamentando di non essere stata coinvolta nella definizione delle condizioni, che aveva giudicato inaccettabili. «Speriamo di mettere a punto un formula definitiva o chiarimenti indicanti i principali obiettivi nell’iniziativa egiziana», ha detto il parlamentare di Fatah in una dichiarazione fatta a margine di un riunione della Lega araba. «Consultazioni proseguono ancora con tutte le parti coinvolte dall’attuazione di questa iniziativa per il cessate il fuoco», ha aggiunto, mentre da Gerusalemme arrivava la notizia che Israele ha richiamato 8mila riservisti.