Primarie del centrodestra, FdI raccoglie le firme e arrivano Toti e Salvini

Prove di una nuova coalizione di centrodestra. Questo l’obiettivo che “Fratelli d’Italia” intende perseguire attraverso la petizione per le primarie di coalizione per la scelta del candidato premier, ma anche dei sindaci e dei presidenti di regione. L’iniziativa è stata illustrata a Montecitorio da  Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Guido Crosetto e Gianni Alemanno. Con i dirigenti di FdI c’erano i rappresentanti dell’intero centrodestra: per Forza Italia erano presenti, tra gli altri, Giovanni Toti e Raffaele Fitto, la Lega Nord schierava il segretario Matteo Salvini mentre il Ncd era rappresentato dal coordinatore Quagliariello, dal ministro Lupi e da Fabrizio Cicchitto.

La petizione proposta prevede la “battaglia” comune per l’elezione diretta del presidente della Repubblica e la possibilità che a partire dalle riforme “si determini un tavolo permanente di consultazione tra chi aspiri sinceramente a costruire l’area di centrodestra”. Soddisfatto per il buon esito dell’iniziativa è stata espressa da La Russa: “Dopo il successo di stamattina mi aspetto prima della pausa estiva, la formazione di un comitato consultivo permanente e non solo, tra tutti i partiti che hanno partecipato oggi all’iniziativa”.

Un plauso arriva anche da Toti: “Io credo – spiega il consigliere politico di Berlusconi – che il futuro del centrodestra sia unito, lo sanno i nostri elettori e credo che ci siano tutte le condizioni per portare avanti il progetto”. Porre fine alla dispersione dell’area moderata è anche l’obiettivo del Ncd. Per Quagliariello, però, “il centrodestra deve affrontare due questioni, i contenuti ed il metodo. Sul primo punto ci sono delle grandi differenze e questo è ancora il problema, per quanto riguarda invece le primarie, trovo che siano uno strumento utile per la scelta di un candidato premier. Le primarie non possono però risolvere tutti i problemi”. Più o meno lo stesso concetto esprime il suo collega di partito Cicchitto, che preferisce mettere in risalto la scelta metodologica di FdI, definita “assai importante”, anche se “essa certo non supera le profonde differenze politiche sul governo, sulla politica europea, sulla leadership e sul tipo di partito che evidentemente non sono risolte dalla scelta di un metodo, ma da intese politiche che tuttora non esistono viste le divergenze sul merito di tutti questi problemi”.