Pedofilia, seicento denunce l’anno contro il clero. Storico incontro del Papa con le vittime

Seicento denunce ogni anno. Con un picco di 800 denunce nel 2004. Tutte indirizzate alla Congregazione per la dottrina della fede, l’ex-Sant’Uffizio. Eccolo il lato, fino ad oggi sconosciuto, di uno degli scandali più pesanti per la Chiesa Cattolica, uno scandalo che ha coinvolto le comunità ecclesiali di tutto il mondo: gli abusi sui minori da parte di esponenti del clero che hanno colpito duramente l’immagine e il prestigio di esponenti di spicco della gerarchia, anche cardinali, spesso accusati, se non direttamente, almeno di non aver contrastato con efficacia gli abusi.
I numeri, forniti dal Vaticano a inizio 2013, non lasciano dubbi: il picco delle denunce di abusi ricevuti dalla Congregazione è stato nel 2004, con 800 denunce, mentre negli ultimi tre anni ci si è attestati sui 600 casi all’anno, che in maggioranza riguardano abusi commessi dal 1965 al 1985, come ha spiegato don Robert Oliver, da meno di un anno promotore di giustizia della Congregazione.
Denunce di tipo “canonico”, perché poi esistono le denunce alle autorità giudiziaria.
Ieri Papa Francesco ha incontrato sei vittime di abusi: tre donne e tre uomini provenienti da Gran Bretagna, Germania e Irlanda. Mezz’ora di colloquio privato con ognuno di loro. Nella messa a Santa Marta alla quale il gruppo ha partecipato, Francesco Bergoglio ha avuto parole affrante: soffro per gli abusi sui bimbi con cui i sacerdoti, in una sorta di «culto sacrilego hanno profanato la stessa immagine di Dio» e sacrificato i piccoli «all’idolo della loro concupiscenza». Gli «abusi – ha detto il Pontefice nella sua omelia – sono più che atti deprecabili».
I suicidi di chi non ha retto alla pena, ha aggiunto Papa Bergoglio, «pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza, e su quella di tutta la Chiesa», le violenze sono «atti esecrabili che hanno lasciato cicatrici per tutta la vita».
«Davanti a Dio e al suo popolo – ha aggiunto il Papa durante la messa con sei vittime di abusi di preti – sono profondamente addolorato per i peccati e i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti, e umilmente chiedo perdono» sottolinenando di aver chiesto perdono anche per i «peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa».
Gli abusi sui bambini da parte dei prelati hanno rappresentato un vero e proprio “tornado” che si è abbattuto sulla Chiesa fin dall’inizio del pontificato di Benedetto XVI, sconvolgendo intere Chiese nazionali, in particolare negli Stati Uniti, ma anche in Irlanda, Olanda, nella stessa Germania.
Rivelazioni da parte di uomini della Chiesa, soprattutto negli Stati Uniti, erano partite già prima dell’arrivo di papa Ratzinger nell’aprile del 2005 al soglio pontificio, ma è negli anni successivi che lo scandalo si è allargato anche in America Latina e in Europa, soprattutto in Irlanda, dove sono emersi i crimini commessi da sacerdoti troppo spesso coperti dalla gerarchia.
Le denunce delle vittime sono state sempre più frequenti, aiutate da associazioni, sostenute da avvocati che spesso hanno chiesto risarcimenti milionari, in particolare negli Stati Uniti. E gli attacchi da parte della stampa di tutto il mondo sono stati all’ordine del giorno. Una pressione sempre più forte, tanto che nell’ottobre del 2006 Benedetto XVI reagì parlando degli abusi sessuali commessi dal clero come di «crimini enormi», raccomandando di «stabilire sempre la verità» e di «portare sostegno alle vittime».
Inoltre, nel 2008 nel corso del suo viaggio negli Stati Uniti, Ratzinger aveva deciso di incontrare personalmente alcune vittime, chiedendo loro scusa a nome della Chiesa. Altrettanto accadde nei suoi viaggi in Australia, Malta, Regno Unito e Germania, come hanno raccontato gli stessi protagonisti piangendo per l’emozione.
Il giro di vite impresso da Benedetto XVI si è tradotto anche, a livello di Congregazione per la Dottrina della fede, in processi canonici che hanno portato, nel biennio 2011-2012, alla riduzione allo stato laicale di 400 sacerdoti accusati di molestie a minori.
E lo scandalo pedofilia ha pesato anche sull’ultimo conclave: oltre al caso del porporato scozzese O’Brien, che non ha partecipato all’elezione di Bergoglio dopo le rivelazioni su suoi approcci sessuali nei confronti di seminaristi, lo Snap, la rete americana dei sopravvissuti agli abusi dei preti, aveva stilato una lista di 12 cardinali da non eleggere «per rispetto alle vittime di abusi sessuali, soprattutto bambini, da parte di esponenti del clero, per le omissioni che hanno fatto nel denunciare i responsabili e per le giustificazioni che hanno dato nonostante le prove documentate». Ora tutta la vicenda pedofilia passerà al vaglio della Commissione voluta da Bergoglio, creata, il primo maggio scorso, con lo scopo primario della protezione dei minori e che si è riunita proprio ieri: coordinata dall’arcivescovo di Boston Soan O’Malley, è composta per metà da donne e per metà da uomini e ne fa parte anche l’irlandese Marie Collins, vittima, da ragazza, degli abusi da parte di un sacerdote.