Partito delle toghe all’attacco: chiesti 7 anni per il caso Ruby. E la Procura di Bari apre un nuovo fronte

Partito della toghe di nuovo all’attacco. E questa volta con una manovra a tenaglia, tra Milano e Bari. Se il sostituto procuratore generale  Piero De Petris ha chiesto la conferma dei 7 anni di carcere per Silvio Berlusconi imputato nel processo in appello sul caso Ruby, la Procura di Bari ha da parte sua domandato il rinvio a giudizio per l’ex premier nel processo sulla vicenda escort che vede imputato l’imprenditore Gianpaolo tarantini insieme con altre 6 persone.

Cominciamo da Milano. Il pg  ha affermato che non c’è «ragione alcuna» per concedere all’ex premier le attenuanti generiche, sia «per i fatti di reato contestati, sia per il complessivo comportamento tenuto dall’imputato», sia per il precedente penale della condanna per il caso Mediaset. Secondo il sostituto pg, la «severità» della pena inflitta in primo grado «è innegabile», ma è «corretta». Sempre secondo l’accusatore di Berlusconi, la telefonata in questura  volta al rilascio di Ruby rapprsenterebbe un «abuso colossale». Ironico il commento del professor Franco Coppi, che insieme all’avvocato Filippo Dinacci difende l’ex premier nel processo di Milano:  «È stata una bellissima difesa di una sentenza indifendibile».  Coppi ha affermato che «gli argomenti della difesa ci sono ancora tutti e molto validi», aggiungendo che è sua intenzione  puntare a un esito favorevole del processo. Uno dei primi commenti politici  è quello di Giovanni Toti. «Una requisitoria tenuta insieme con lo scotch: solo teorie, nessun fatto provato. Un copione già visto! #la legge non è uguale per tutti», dice il consigliere politico di Berlusconi in un tweet.

E veniamo al processo di Bari. L’ex presidente del consiglio è accusato di induzione a mentire. Per il tramite del faccendiere napoletano Valter Lavitola avrebbe pagato l’imprenditore Gianpaolo Tarantini perché mentisse sulle escort portate nelle sue residenze estive tra il 2008 e il 2009. L’udienza preliminare del processo a Berlusconi per le escort di Tarantini inizierà il prossimo 14 novembre dinanzi al gup del Tribunale di Bari Rosanna Depalo. Davanti ai pm baresi, Gianpaolo Tarantini ha sempre sostenuto che Berlusconi non sapeva che quelle donne fossero prostitute. Secondo i magistrati, invece, emerge dagli atti la consapevolezza dell’allora capo del governo che si trattasse di escort. Piove sul bagnato: ogni volta che il clima politico italiano tende al sereno (come dimostrato dall’accordo Berlusconi-Renzi sulle riforme), arriva, puntuale, l’intervento a gamba tesa del partito delle toghe.