Omicidio Fanella, trovato il tesoro della vittima. I killer volevano sequestrarlo e torturarlo

Un vero e proprio tesoro fatto di diamanti, denaro e orologi preziosi è stato trovato in un appartamento a Pofi, in provincia di Frosinone, nella disponibilità di Silvio Fanella, il broker di quarantuno anni ucciso giovedì  a Roma. Le perquisizioni sono state eseguite dai carabinieri del Ros che con gli uomini della squadra mobile si stanno occupando del caso. Gli inquirenti hanno trovato, nascosti nel sottotetto e in alcune intercapedini all’interno dell’appartamento, 34 bustine contenenti diamanti, 284mila dollari in contanti e 118mila euro. Nel corso della perquisizione sono stati trovati inoltre cinque orologi preziosi tra cui un Rolex con diamanti incastonati. Gli inquirenti hanno anche perlustrato il terreno adiacente con un georadar,  obiettivo dei pm Paolo Ielo e Giuseppe Cascini è quello di verificare se ci possa essere, dopo i diamanti, per un valore di alcuni milioni di euro, altra parte di un tesoro ancora più ampio. Secondo gli investigatori l’omicidio avvenuto ieri non è stata un’esecuzione ma un tentativo di sequestro finito male. L’attività di indagine porta ad escludere che i tre killer si erano recati in via Gandolfi per una spedizione di morte. Ad avvalorare questa tesi il ritrovamento, nell’appartamento teatro dell’omicidio, di una sacca contenente fascette e cerotti: tutti strumenti di norma utilizzati per effettuare un sequestro. In base a una prima ricostruzione, i tre avrebbero detto al citofono di essere della Guardia di Finanza. Una volta entrati nell’appartamento di Fanella sarebbe nata una discussione, confermata da un testimone, poi degenerata nella sparatoria. Chi indaga è convinto che intenzione degli assassini era sequestrare e torturare Fanella per ottenere da lui informazioni in merito al tesoro in suo possesso, di cui una parte è stata rinvenuta in una abitazione in Ciociaria.

Inoltre secondo gli investigatori Fanella sarebbe stato il cassiere del gruppo riconducibile all’imprenditore Gennaro Mokbel. Era lui, infatti, secondo l’impianto accusatorio della magistratura, l’uomo deputato a gestire la contabilità finanziaria della presunta organizzazione criminale. Casse che potevano contare su una liquidità a sei zeri che veniva reinvestita in abitazioni, gioielli e attività commerciali. E come rimettendo a posto i pezzi di un puzzle, gli inquirenti romani hanno scoperto che Fanella aveva anche rischiato, non molto tempo fa, di essere vittima di un sequestro di persona architettato da un clan lucano per “punirlo” di avere sottratto soldi all’organizzazione. Un particolare emerso da un’inchiesta della procura di Potenza su alcuni soggetti vicini al clan melfitano dei Cassotta. Secondo le indagini tre giovani lucani erano stati reclutati da un componente del clan, conosciuto nel carcere di Frosinone, per compiere il rapimento di Fanella sospettato di aver fatto sparire i soldi del gruppo. Il tentativo però non era andato in porto.