Minzolini e Mineo valgono meno di un consigliere regionale? Ma il Parlamento vale più di Renzi…

Matteo Renzi per portare a casa le riforme promesse e sbandierate è pronto ad andare avanti col machete, ritenendo di dover disboscare le opposizioni interne ai partiti come se fossero inutili incrostazioni. Per dare l’idea di quanto gli importi poco di chi dissente ha detto con una certa violenza verbale che Minzolini e Mineo valgono meno di un consigliere regionale. Il paragone colpisce i due capipopolo della dissidenza interna a Forza Italia e al Pd, che chiedono un Senato elettivo e non di soli sindaci e consiglieri regionali in gita romana.

A prescindere dal merito del dibattito in una materia così delicata e importante, l’atteggiamento del premier appare violento nei confronti di chi dissente e precipitoso nel voler limitare quei contrappesi parlamentari che oggi secondo lui gli impediscono la governabilità che vorrebbe.

Il problema non è tanto capire se valgono più Minzolini o Mineo rispetto ad un consigliere regionale, ma se vale più il Parlamento e la sua funzione legislativa e di tenuta democratica o gli indici di gradimento per il presidente del consiglio, pronto a battere tutti i record di governabilità cinetica.

La governabilità è certamente indispensabile all’Italia, che deve uscire da un bicameralismo paralizzante, ma se questa è utile la rappresentanza parlamentare è invece un valore ed è difficile sostenere che l’Italia sarà meglio rappresentata da sindaci e consiglieri regionali che da persone scelte dagli elettori con le preferenze.

Renzi ha voglia di fare, vuol fare in fretta, vuole approfittare della debolezza di coloro che nel Pd sono dubbiosi, della disponibilità di partiti che comunque vogliono scrivere assieme la nuova Costituzione, ma nel correre verso l’obiettivo prefissato rischia di non fare una buona riforma, di non rendere un buon servizio al paese e ai tanti elettori che l’hanno scelto.