Marche, governatore e mezza giunta di centrosinistra sotto accusa per peculato (47 gli indagati)

Bufera alla Regione Marche per le spese dei gruppi regionali: indagati per peculato il presidente Gian Mario Spacca, buona parte della giunta di centrosinistra e praticamente tutto il Consiglio regionale, più cinque tra dipendenti e collaboratori che hanno firmato la contabilità dei gruppi.

La Procura della Repubblica di Ancona ha chiesto la proroga delle indagini per 47 indagati: i consiglieri sono tutti eletti nell’attuale legislatura. Tra loro, oltre al governatore, che ha un suo gruppo (Gian Mario Spacca presidente), anche il segretario regionale del Pd Francesco Comi e l’ex vice presidente della Giunta Paolo Petrini, ora deputato del Pd. Restano fuori invece il presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi, forse perché non ha mai chiesto rimborsi, due consiglieri da poco subentrati ad altri e due assessori esterni. Per il resto sono rappresentate tutte le forze politiche compresi Verdi, Udc, Pd, Per l’Italia, Psi, liste civiche e dipietristi (compresi gli ex passati a Centro Democratico). La richiesta di prorogare le indagini “vista la complessità dei fatti in causa e della vicenda processuale” riguarda solo i fatti del 2012. Ma gli accertamenti del Nucleo di Pt della Guardia di finanza – cominciati nell’ottobre 2012 con la raccolta di una mole di materiale negli uffici del Consiglio – interessano gli anni dal 2008 al 2012. La richiesta di proroga delle indagini – fa sapere il procuratore Elisabetta Melotti – è un atto dovuto dal quale non possono trarsi conclusioni sulle eventuali responsabilità di singoli, da valutare al termine delle indagini. Ed è possibile che alla fine ci sia qualche ‘scrematura’ tra le varie posizioni o anche che i nomi degli indagati comprendano altri ex consiglieri eletti nella precedente legislatura.

“Le indagini preliminari sono ancora in corso, non si può ipotizzare quale sarà l’esito dell’evoluzione della vicenda – osserva il presidente Spacca, nell’insolita doppia veste di indagato e di rappresentante della Regione quale parte offesa -, ad oggi non risultano inviati avvisi di garanzia a singoli soggetti né altre notifiche”. Massima fiducia nella magistratura da parte di tutti e in particolare di Solazzi, preoccupato solo per il protrarsi dei tempi dell’inchiesta: “sarebbe difficoltoso avvicinarsi alle elezioni regionali del 2015 con un’indagine ancora in corso”. Peraltro non si sa quali siano i fatti contestati: la Corte dei Conti, che in base all’attuale normativa funge da “revisore dei conti” per l’Assemblea, aveva evidenziato una pletora di irregolarità tra spese non consentite o non adeguatamente documentate: l’acquisto di mimose per l’8 marzo (Pd), consulenze gratuite con rimborso spese (Idv), rimborsi per pasti senza sapere chi li avesse consumati (Pdl) o per viaggi sostenuti da “volontari” (Sel), un libro che non ha nulla a che fare con la politica (Pdci-Prc), i costi di un convegno tenuto il 31 dicembre, in tutto somme che vanno da poche decine di euro a mille euro.

Ma lo stesso Consiglio regionale, oltre a modifiche di legge, ha adottato una spending review con il taglio di un milione di euro di spese nel 2012 e di un altro milione nel 2013. “Qui non ci sono spese pazze – sottolinea il vice presidente dell’Assemblea legislativa Giacomo Bugaro (Ncd) a nome di tutto l’Ufficio di presidenza -, tutt’al più errori contabili o interpretazioni sbagliate rispetto a una vecchia legge, che abbiamo modificato e reso più rigida e stringente”.