Mafiosi scomunicati. L’Italia che prima applaude il Papa e poi ne ignora gli editti

L’Italia che ti aspetti. Quella che si spella le mani quando papa Francesco scomunica i mafiosi e quella che dieci giorni dopo ignora la messa all’indice del Vaticano. Così, a Oppido Mamertina, in Calabria, la processione della Madonna si ferma come atto d’omaggio davanti alla casa del boss Mazzagatti, condannato all’ergastolo ma ai domiciliari per motivi di salute. E a Larino (Molise), subito dopo la visita pontificia, i detenuti decidono lo sciopero della messa, spalleggiati dal cappellano del carcere Marco Colonna: “Io la comunione gliela do, non posso esimermi”. L’Italia delle contraddizioni. L’Italia che predica bene e razzola male (va dato atto ai carabinieri, però, di avere abbandonato la processione dopo l’imbarazzante “inchino”) e che si ricorda dell’antimafia solo per i dettagli scenografici, per gli anniversari illustri, lasciandone per il resto il monopolio a quelli che Sciascia nel 1987 chiamò “professionisti”. L’Italia che sa quanto siano profonde certe collusioni e, immersa in una confusa etica della benevolenza, non è più capace di “isolare” i cattivi, i malvagi, gli esclusi dal consesso civile. La gogna della scomunica risolveva, almeno in parte, il problema. Ma pare che gli stessi preti non siano disposti ad andare a fondo, perché non hanno magari la stessa visione dantesca della vicinanza a Dio: al buio chi ha peccato, nella luce chi è beato. E dove deve stare il boss se non vicino a Lucifero? La Madonna è misericordiosa, certo, ma lasciamo a Lei e non al conformismo vile il compito di mettere sotto il salvifico mantello anche i peccatori più incalliti. Tra vampate di indignazione e promesse di “faremo chiarezza” la confusione è tale che anche l’etica ne risente: le mamme dei drogati dovrebbero darsi la morte, invece  gli affiliati alla ‘ndrangheta meritano cristiana compassione. Ai divorziati niente sacramenti, ma guai a non considerare il “padrino” come il ladrone cui Gesù promise in extremis il Paradiso… Direbbe il filosofo Costanzo Preve: quando si infrange la comunità e  viene meno la morale altruista che la sorregge, in primo piano resta solo l’individuo, debole, solo ma sicuro di poter fare quello che gli pare. E superbo al punto da voler giocare un giorno all’assassino e il giorno dopo al gendarme.