L’Unità sospende le pubblicazioni. Il cdr furibondo: «Colpiti da fuoco amico…»

Il durissimo comunicato del cdr dell’Unità sembra rivolgersi più al governo e a Matteo Renzi che agli organismi sindacali o ai lettori: «Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l’Unità»: così il comitato di redazione della storica testata annuncia la sospensione delle pubblicazioni, spiegando che «gli azionisti non hanno trovato l’intesa su diverse ipotesi che avrebbero comunque salvato il giornale». Il cdr parla anche di giorno di lutto per la democrazia. «I lavoratori sono rimasti soli a difendere una testata storica. Un fatto di gravità inaudita, che mette a rischio un’ottantina di posti di lavoro in un momento di grave crisi dell’editoria. I lavoratori agiranno in tutte le sedi per difendere i propri diritti. Al tempo stesso, con la rabbia e il dolore che oggi sentiamo, diciamo che questa storia non finisce qui. Avevamo chiesto senso di responsabilità e trasparenza a tutti i soggetti, imprenditoriali e politici. Abbiamo ricevuto irresponsabilità e opacità. Questo lo grideremo con tutta la nostra forza. Oggi è un giorno di lutto per la comunità dell’Unità, per i militanti delle feste, per i nostri lettori, per la democrazia. Noi continueremo a combattere guardandoci anche dal fuoco amico». Fuoco amico, è questo il punto sul quale battono i redattori del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Chi, chiedono, ha impedito che fossero vagliate le proposte per il salvataggio del giornale? E poi, quali erano queste proposte? Le ha spiegate proprio domenica scorsa nell’editoriale il direttore Luca Landò. Le offerte sul tavolo per salvare l’Unità «sono quasi tre: una più completa e dettagliata, una seconda ancora generica e una terza sicuramente inaspettata», aveva scritto Landò facendo il punto sulle proposte di Matteo Fago, Massimo Pessina e Daniela Santanchè, proposte che avrebbero dovuto essere valutate in queste ore, quando «l’assemblea dei soci deciderà se la nave dell’Unità dovrà tornare a terra e sospendere le pubblicazioni (per poco, per tanto, per sempre?) o se potrà continuare a navigare nel mare dell’informazione». L’offerta più concreta, ha precisato il direttore, «è stata avanzata dalla Editoriale Novanta, una società fondata ad aprile da Matteo Fago, giovane imprenditore di Internet che, con il 51%, è anche il socio di maggioranza della Nie, la Nuova Iniziativa Editoriale che oggi edita l’Unità, entrata in liquidazione oltre che per i debiti anche in virtù di uno statuto folle che impone ai soci una maggioranza del 91% per ogni decisione da prendere. Cioè nessuna». Fago, credendo nelle potenzialità del giornale, ha deciso di andare avanti da solo o con eventuali soci che però consentano al giornale di navigare in condizioni di sicurezza. Il ragionamento«non fa una grinza – scrive Landò – ma impone, almeno all’inizio duri sacrifici per giornalisti e poligrafici». La seconda offerta è quella dell’imprenditore edile milanese Matteo Pessina «che si propone per l’affitto della testata con successiva possibilità di acquisto. Ci sono però due problemi. Il primo è la cifra: quella indicata da Pessina è al momento molto lontana dal valore di mercato dell’Unità», e quello legato alla formula utilizzata. Affittare e successivamente acquistare la “testata”, come proposto da Pessina, «significa prendere solamente il marchio, il “brand”. E il resto? I lavoratori? Il giornale? E ancora, esiste un piano editoriale di rilancio o è solo una operazione di acquisizione? Sono le domande che i liquidatori (ma non solo loro) hanno rivolto ai latori dell’offerta». Infine, ha raccontato il direttore, «venerdì sera, a sorpresa, è arrivato il rilancio di Daniela Santanchè che ha trasformato la sua prima lettera, quella dal grande clamore mediatico, in una proposta più vestita e dettagliata – scrive il direttore – ma ponendo a questo punto un serio problema politico: può un quotidiano come l’Unità finire nelle mani di un editore dichiaratamente di destra? Bastano gli annunci di indipendenza indicati nel documento a garantire che ciò non significhi la fine politica, prima che editoriale, del giornale? E il Pd in tutto questo non ha davvero nulla da dire?». L’annuncio è caduto nel 90° anniversario della fondazione del giornale.