L’Unità: «Resteremo di sinistra». Ma sfuma anche il sogno di un aiuto dal “mecenate” De Benedetti

Restano sulla graticola i giornalisti dell’Unità. A due settimane esatte dalla possibile data di chiusura, il 30 luglio, né loro né i liquidatori registrano novità sul piano delle offerte. Così, nel numero in edicola oggi, con un pezzo firmato dalla scrittrice e collaboratrice Sandra Petrignani, lanciano un appello agli imprenditori di sinistra perché «logica vorrebbe che un bel team» di questa natura «si mettesse le mani sul cuore e in tasca e investisse in modo decisivo sul giornale». L’appello diventa meno banale di quanto sembra alla luce di due circostanze: il fatto che Carlo De Benedetti abbia chiarito di essere «totalmente estraneo» a un possibile acquisto della testata e i rumors sempre più insistenti sull’interessamento di Daniela Santanchè.

Le indiscrezioni sulle intenzioni della parlamentare azzurra l’altro giorno sembravano aver preso una nuova consistenza, nonostante l’ipotesi fosse stata già rifiutata senz’appello della redazione: «Ha formalizzato l’offerta», è trapelato sui media. All’indomani della divulgazione della notizia è toccato al direttore Luca Landò, con un editoriale in prima pagina, ribadire che si tratta di «voce infondata» e che «al momento, dicono i liquidatori, non è arrivata nessuna concreta offerta, tranne una lettera inviata una settimana fa». Secondo Landò, tutto si giocherebbe su un’astuta operazione di autopromozione realizzata dalla Santanchè. «Intanto – scrive Landò – tutti parlano di lei (Santanchè, non l’Unità) e di questo piccolo “polo” editoriale che nasce a destra, ma vuole crescere a sinistra». Inoltre, secondo Landò, nel tam tam “pilotato” sull’Unità, vi sarebbe anche un fine politico: «Se una orgogliosa discendente del mondo sanbabilino della destra milanese è disposta a prendere l’Unità, vuol dire che l’Unità non conta davvero nulla. E che nel nuovo mondo della politica, destra e sinistra sono categorie superate, preistoriche».

Ma «l’Unità oggi conta eccome», è la risposta del direttore, che prosegue sottolineando che «destra e sinistra non sono residui del Novecento né categorie dello spirito». «L’Unità resta e resterà un giornale di sinistra», avverte Landò, riprendendo il concetto che dà anche il titolo all’articolo. Ma per Matteo Renzi l’Unità è «un brand di successo», come ha detto nella sua ultima uscita pubblica sull’argomento. Ed è qui, su questo terreno, prima che sui conti, che si gioca la vera partita del giornale della sinistra: sullo scarto che passa tra quella rivendicazione identitaria fatta dal direttore e quella riduzione a concetto di marketing fatta dal segretario del partito. Ovvero sullo scarto che passa tra la proclamazione di una specificità politica, cultura ed editoriale e la visione che ne è l’esatto opposto, il renzismo.