L’Unità respinge le “avances” della Santanché: «Non finiremo nelle mani di Forza Italia, Renzi salvaci tu»

Una proposta di piano editoriale serio e credibile per salvare l’Unità, a cui resta solo un mese di vita. Ma anche lo stop alle ipotesi su un’offerta di Daniela Santanché, circolata oggi e confermata in ambienti a lei vicini. Il Cdr dello storico quotidiano si mobilita e si affida ad una nota per far sapere che quella di un possibile ingresso nell’azionariato della parlamentare azzurra “è un’ipotesi che non avrà alcun futuro”. «Da quanto ci dicono i liquidatori, la sola idea che questa testata possa andare a finire nelle mani di una esponente di Forza Italia è incompatibile con la storia del giornale e quindi con la sua valorizzazione». In ogni caso, l’offerta della Santanchè, che è anche editore del mensile Ciak, ci sarebbe stata e – secondo le stesse fonti – non ce ne sarebbero state altre. «Abbiamo letto delle intenzioni di alcuni imprenditori di intervenire per il quotidiano come il nostro primo azionista Matteo Fago e abbiamo ascoltato il segretario del Pd dire che l’Unità per lui è molto importante. Ora ci aspettiamo si passi dalle intenzioni ai fatti. Bisogna intervenire entro luglio. Chi arrivasse un minuto dopo il fallimento per comprare la testata a prezzi stracciati non lo considereremo un salvatore ma solo uno speculatore», dicono Bianca Di Giovanni e Umberto De Giovannangeli, componenti del Cdr, spiegando la drammatica situazione del quotidiano. Mentre sul sito i lavoratori inviano un appello video al premier Matteo Renzi perchè si attivi per la salvezza del quotidiano. La testata “se va salvata si salvasse ora, con un piano che la mantenga un giornale generalista che parla a tutto il mondo del lavoro e non che la trasformi di un giornale di una piccola parte della sinistra”, aggiungono. Bianca Di Giovanni ricorda come “siamo qui dopo quattordici anni nello stesso mese e più meno allo stesso punto. Rischiamo il fallimento e la chiusura, come ci è stato detto dai due liquidatori della nostra società, che è in liquidazione da metà giugno”. La cassa, spiega, “è sostanzialmente vuota, l’unico modo per salvarci è che arrivi un’offerta solida, con un piano industriale convincente non solo per la testata ma per tutta l’attività dell’azienda”.