L’Unità e Europa verso la chiusura? Una notizia triste, e non solo per la sinistra

L’Unità forse chiude tra due settimane. Europa dal primo ottobre. È la triste parabola dei quotidiani democratici nell’era Renzi. Alla fine Matteo non ha rottamato nessuno, ma rischia – in assenza di qualche idea o di qualche iniziativa – di rottamare la storica testata del Pci L’Unità e anche Europa, quotidiano che fu della Margherita e che ora è la seconda testata politica dell’area dem.

I giornalisti dell’Unità a Renzi si sono già appellati, quelli di Europa aspettano un segnale (anche perché il giornale, diretto da Stefano Menichini, a Renzi non ha mai fatto mancare il suo sostegno fin dai tempi del duello con Bersani e prima ancora con D’Alema). Bisogna essere lieti di questa crisi delle testate di sinistra? Sarebbe un demenziale tributo a due “dogmi” che con il giornalismo di qualità fanno a pugni: quella secondo cui il mercato è misura di tutte le cose e quella secondo cui anche le idee sono come tutti gli altri beni sono equiparabili a merce di scambio (ed è uno strano paese quello in cui si fanno appelli per non chiudere teatri e musei dove mancano i visitatori mentre se un giornale ha pochi lettori è lecito archiviarlo).

A questa deriva si aggiunge la concezione della politica come comunicazione fondata sull’immediatezza e sulla semplificazione, per la quale bastano i social e le comparsate televisive  (su questo molti danni li fanno gli stessi giornali su carta che inseguono i tweet dei politici…). Renzi è figlio dell’era Goldrake e non dell’era Frattocchie. Bisogna pur capirlo se tarda a comprendere il vuoto culturale che la chiusura di due testate comporterebbe nella sua area di riferimento e fuori. Anche perché, fanno osservare i giornalisti interessati alla crisi, avere un giornale di partito significa non piegarsi al pensiero unico di sinistra incarnato da Repubblica. Una cosa che non dà profitti immediati, ma è importantissima lo stesso. E il quotidiano scalfariano, va ricordato, ora ti mette sugli altari, ora ti butta nella polvere.

Si parla anche di fusione tra le due testate, un’idea che forse andava perseguita prima che si arrivasse al quasi-fallimento. E sul punto va detto che ad Europa, al contrario che all’Unità, una cura dimagrante era già stata affrontata. Se le due testate si salveranno, in ogni caso, dovranno dire addio alla carta e rassegnarsi all’online. Per i quotidiani che racchiudono la storia di un partito non è un passaggio semplice. Basta sfogliare un po’ le foto d’archivio o le collezioni degli anni andati per capire che lì è custodita la storia del Paese mentre sul web è tutto un cliccare sulle vacanze di Michelle, sul sedere di Belen, sull’ultima dieta miracolosa e sui sistemi per fare impazzire il partner a letto. In fondo è una nemesi: prima i partiti contavano molto, forse troppo. Adesso che sono incapaci di fare storia o anche solo di interpretarla, i loro quotidiani ne seguono il mesto declino.