Lo scandalo dello sketch-tv con Gesù gay: la Rai non risponde, nella “democrazia renziana” funziona così

Tace la Rai. Come fa sempre quando le conviene trincerarsi nel silenzio e non dare risposte, quando viene scoperta in “flagranza di reato” e non sa come metterci una pezza. A lungo i vertici di Viale Mazzini si sono tappati la bocca sui compensi dati ai “presentatori” usciti fuori dalla cucciolata della sinistra, compensi altissimi, difficili da far digerire all’opinione pubblica. Hanno poi finto di non sentire quando sono state contestate le presenze a raffica di Renzi in tv, un’invasione senza precedenti, spot propagandistici mandati in onda alla faccia della par condicio. E lo stesso è accaduto sul tristemente famoso sketch che ha mostrato Gesù in atteggiamenti omosessuali, una blasfemia assurda che avrebbe dovuto avere immediate risposte e che invece si tenta di far passare sotto silenzio. A riaprire la polemica è stato Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart: “Non è la prima volta che vengono trasmesse situazioni in cui si offende il sentimento religioso” e quello sketch trasmesso lo scorso 30 maggio ne è una prova.

Il fatto: in un siparietto comico (o presunto tale) nella trasmissione Lol, in onda su Rai2, Gesù è stato presentato come gay. Nella scena in cui si raffigurava l’Ultima Cena, Gesù baciava sulla bocca uno degli apostoli, verosimilmente Simon Pietro, con evidente e chiara allusione al matrimonio omosessuale. «I nostri media – avevano già sottolineato le associazioni cattoliche, ProVita onlus e Giuristi per la Vita, presentando un esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Roma – continuano la loro propaganda omosessualista per promuovere i matrimoni e le adozioni gay, usando anche insulti blasfemi contro il sentimento religioso della maggioranza del popolo italiano. L’immagine di Gesù viene così oltraggiata e piegata all’ideologia Glbt a tal punto che per Rai2 Gesù è gay». La denuncia – avevano aggiunto – è un punto fermo «per non permettere a nessuno, tanto meno alla Rai, di insultare liberamente la fede, indugiare in comportamenti blasfemi e perpetrare l’ideologia gender». Ma la grande stampa, quella vicina alla sinistra e inginocchiata ai piedi di Renzi, ha “nascosto” la notizia per non disturbare il “gran capo”. E soprattutto per permettere alla Rai di uscire dall’angolo e di non rispondere. Nella “democrazia renziana” funziona così.