Le mani cinesi sul patrimonio energetico: il centrodestra chiede conto al governo dopo la cessione di Cdp Reti

Cassa Depositi e Prestiti Reti detiene il 30% di Snam. Da qui a breve le verrà conferito anche il 30% di Terna, attualmente detenuto da Cassa Depositi e Prestiti. Con la cessione del 35% di Cdp Reti, al gruppo cinese State Grid International Development Limited, dunque, oggi l’Italia ha conferito in mani straniere una quota tutt’altro che marginale della propria competenza su rete gas ed elettricità.

Il prezzo pagato è stato di 2,1 miliardi di euro: una svendita, secondo diversi osservatori. «La vendita di una quota rilevante di Cdp Reti Spa al colosso cinese costituisce una vera e propria alienazione coatta del nostro patrimonio strategico ed energetico. Un patrimonio, ricordiamolo, in attivo che frutta allo Stato notevoli proventi annuali che da oggi incasserà la Cina», ha detto il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Fabio Rampelli, commentando la firma del contratto di vendita tra l’ad di Cdp, Giovanni Gorno Tempini, e il presidente di Sgid, Zhu Guangchao, avvenuta a Palazzo Chigi, alla presenza del premier Matteo Renzi e del ministro dell’Economia Piercarlo Padoan. «Chi ha fatto la valutazione pari a 2 miliardi e 100 milioni di euro? Perché non è stata fatta una gara internazionale attraverso cui si sarebbe potuto spuntare un prezzo migliore? Quale sarà il ruolo di questi nuovi soci?», ha chiesto l’esponente di FdI, chiarendo che «ci risulta che essi potrebbero mettere veti su eventuali investimenti di Cdp Reti». «Quello energetico è un asset strategico nazionale e metterlo in mano ai cinesi, Paese in cui la trasparenza è pari alla democrazia, ovvero zero, desta profonda inquietudine», ha proseguito Rampelli, annunciando una interrogazione urgente a Renzi e Padoan. E una posizione critica è stata assunta anche dal presidente della commissione Finanze della Camera, Daniele Capezzone. L’esponente azzurro, pur ricordando che «da liberale, non sono certo contrario alle privatizzazioni o all’arrivo di investimenti stranieri», ha spiegato di trovare «preoccupante che, a maggior ragione rispetto ad asset essenziali strategici come le reti energetiche, il coinvolgimento di un partner come China State Grid non sia stato preceduto da una adeguata discussione sia sul terreno economico sia su quello del posizionamento geopolitico dell’Italia». «Perché una quota così rilevante? E perché proprio a questo partner cinese?», ha chiesto anche Capezzone, ricordando che «come si dice in questi casi: domandare è lecito, rispondere è cortesia».